Landscape filters
I filtri essenziali nella fotografia di paesaggio
Quando qualche anno fa ho iniziato la mia avventura fotografica e mi sono appassionato alla fotografia paesaggistica, uno dei primi problemi nei quali mi sono imbattuto è stato lo studio della scena e le limitate capacità dei sensori digitali di rappresentarla. L’occhio umano in combinazione con le capacità del nostro cervello riesce a percepire scene con contrasti elevatissimi senza fare una piega, quando guardiamo un tramonto anche se siamo abbagliati dalla luce del sole riusciamo comunque a scorgere dettagli molto precisi nelle zone in ombra e infinite sfumature di colore nelle zone illuminate, questa percezione si traduce in due parole: “gamma dinamica”.
L’estenzione massima della gamma dinamica percepita dall’occhio umano si aggira intorno ai 20 stop, una misura notevolmente più grande di quanto è capace di riprendere il sensore di una moderna fotocamera digitale che nella migliore delle ipotesi non supera i 7 stop di latitudine.
Detto questo appare evidente che molte scene che vorremmo riprendere allo stesso modo di come le vediamo devono necessariamente essere riportare accettando dei compromessi. Una scelta iniziale potrebbe essere quella di riprendere immagini con un basso contrasto pur di farle rientrare nella gamma dinamica disponibile nel sensore della fotocamera, ma così facendo ci precluderemmo di certo la maggior parte delle fotografie migliori in termini di luce.
La miglior soluzione per contenere la gamma dinamica di una scena ad alto contrasto è l’utilizzo dei filtri. Il primo fra tutti i filtri che utilizzo più spesso e che aiuta molto in questo senso è il polarizzatore. Per le mie immagini ho scelto di utilizzare un polarizzatore di grandi dimensioni per evitare il rischio vignettatura sulle ottiche grandangolari e di ottima qualità costruttiva per essere certo della sua efficacia. Il polarizzatore è in grado di ridurre drammaticamente la gamma dinamica smorzando i riflessi che sono una delle principali cause dell’aumento del contrasto. Ci vuole una certa pratica e conoscenza dell’effetto dell’incidenza della luce per ottenere i migliori risultati, ma senz’altro è diventato per me un filtro fondamentale per la realizzazione dei miei scatti. Il polarizzatore è anche in grado di scurire e ravvivare alcuni colori che privati del riverbero della luce riflessa splendono in tutta la loro vivacità, questi effetti non sono riproducibili via software, in quanto i filtri digitali che agiscono sia sulla saturazione che sulla luminosità non sono in grado di interferire sulla luce riflessa, prova ne è che quando tentiamo di fotografare la superficie di un lago senza polarizzatore risulta poi impraticabile riuscire a rimuovere del tutto il riflesso superficiale per rendere visibile lo sfondo.

in questa immagine il polarizzatore ha smorzato il riverbero luminoso del manto erboso esaltandone la vivacità.
Il solo polarizzatore però spesso non è sufficiente a far rientrare la scena nella latitudine di posa disponibile nel sensore della nostra reflex e il discorso è ovviamente valido anche se fotografiamo con la pellicola. Per cercare di bilanciare la scena ci vengono in aiuto i filtri graduati neutri, anche questi fanno parte del corredo essenziale di ogni fotografo paesaggista. Questi filtri si basano sul principio che quando si fotografano paesaggi la maggiore differenza d’intensità della luce è data in genere dal contrasto luminoso tra il cielo e la terra, riuscendo infatti a scurire il cielo si riesce ad abbassare il contrasto della scena avvicinandolo in maniera significativa alle capacità di ripresa della nostra fotocamera. Questi filtri sono costituiti da lastrine in resina per metà trasparenti e per l’altra metà oscurati in modo neutro. Per quanto questa sia la teoria, nella pratica difficilmente vi capiterà di imbattervi in filtri totalmente neutri, di certo è preferibile acquistare filtri delle migliori marche per avere i migliori risultati, le dominanti introdotte da filtri poco neutri sono poi difficilmente correggibili in post produzione. Il passaggio tra la parte chiara e la parte scura del filtro può essere di due tipi, che vengono definiti soft nel caso di una transizione morbida e hard nel caso di una transizione più repentina. Inoltre questi filtri vengono commercializzati con diversi gradi d’intensità (in genere da 1 a 3 stop di differenza) per essere utilizzati in diverse circostanze. Anche in questo caso l’utilizzo dei filtri è tutt’altro che semplice, bisogna prestare attenzione al loro posizionamento e orientamento in base alle condizioni di luce e composizione dell’immagine, anche in questo caso è molto importante l’esperienza sul campo.

In questa immagine l’uso di un filtro digradante ha abbassato la luminosità del cielo avvicinandola alla luminosità del campo di grano abbassandone di fatto la gamma dinamica;
un ulteriore filtro ND grazie alla presenza del vento è servito a rendere bene il mosso.
Un ultimo filtro che non dovrebbe mancare nella borsa del fotografo paesaggista è il filtro ND (neutral density), si tratta di un filtro che permette di allungare i tempi di posa mantenendo inalterato il bilanciamento tonale dell’immagine. Si tratta di filtri in resina o in vetro che possono essere di diversa intensità, si arriva anche ad avere filtri molto scuri che diminuiscono l’intensità luminosa anche di 10 stop. Anche questi filtri pur dichiarati neutri dalle case costruttrici presentano talvolta delle dominanti di colore, e il difetto è solitamente più evidente in quei filtri di maggiore intensità. Usare i filtri ND permette di ottenere facilmente effetti di mosso senza la necessità di chiudere troppo il diaframma con la conseguenza di incorrere in problemi di diffrazione. Personalmente utilizzo i filtri ND anche per avere un maggior controllo dell’esposizione in situazioni di luce intensa, difatti è possibile gestire in maniera più precisa nel tempo l’esposizione del sensore.
Seguiranno prossimamente una serie di approfondimenti di Fortunato Gatto.
Author: Salvo Orlando
Published by Salvo Orlando on Thu 27 May 2010