Come uno di loro – di Andrea Pozzi

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Il Giappone in inverno è un’esperienza fuori dal comune. La mia abilità come sciatore e freerider mi ha permesso lo scorso febbraio di raggiungere luoghi assolutamente selvaggi e dimenticati nel bianco. Le foreste e gli alberi che ho avuto la fortuna di fotografare non hanno un nome, forse perché sembrano mutare di giorno in giorno, in base alle folli precipitazioni che si abbattono su queste aree montuose del nord.
Quando le gelide correnti siberiane abbandonano il continente e si scontrano con l’umidità del Mar del Giappone ampliata dall’incombenza dall’Oceano Pacifico, nasce il bianco. Un mondo fatto di neve, gelo, galaverna, ghiaccio e soprattutto vento incessante.
La neve scende tutti i giorni in inverno. 15-20 metri di precipitazioni nevose a stagione ne sono la testimonianza, può sembrare irreale ma avviene proprio questo.
Nella realizzazione di questo scatto, che rappresenta solo un assaggio di queste terre, ho avuto modo di sperimentare per la prima volta durante la mia carriera di fotografo il momentaneo “congelamento di un occhio”.
In certi casi era impossibile e anche sconsigliato fotografare con treppiede e/o live view. Troppo vento, troppi vincoli, scattare con cavalletto può risultare il più delle volte limitante. Il live view praticamente inutilizzabile. L’occhio destro si concentra quindi sul mirino, cercando di percepire quei tratti scuri e secchi nella tempesta, mentre il sinistro si chiude. Pochi secondi e un vento fuori scala mi congela completamente la guancia ricoperta da quella barba incolta che ha caratterizzato tutte le mie ultime esperienze nella wilderness. Mi concentro sui dettagli, voglio cercare di isolare questa famiglia di latifoglie strozzata dalla tempesta. Utilizzo un tempo di scatto breve per fermare il momento e fare emergere i fiocchi di neve e ghiaccio che sfrecciano da sinistra a destra come colpi di mitraglia.
Scatto quattro o cinque immagini. Mi allontano dalla fotocamera e l’occhio sinistro non vuole riaprirsi, è congelato. Levo un guanto e mi massaggio delicatamente la palpebra.
Sono bastati pochi istanti, ora capisco come le piante sulla sommità dei pendii che sto esplorando possano essere completamente ricoperte di ghiaccio e neve, come delle magnifiche ed intoccabili sculture nel nulla. La fotocamera è ora inutilizzabile ma credo di non averne più bisogno, per oggi. Mi sono sentito come uno degli alberi che stavo immortalando, ed è stato un vero privilegio.
È tempo di proseguire, prima che il buio possa farmi perdere quegli eterei punti di riferimento.

A presto per un nuovo capitolo di questa avventura, solo su Dreamerlandscape.

Location: Isola di Honshu, Giappone
Dati di scatto: DSLR, 24-70mm F/4 IS, 1/640, f/7.1, ISO 800

Andrea Pozzi – Team Dreamerlandscape

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