Intervista a Rafael Rojas – ITA

Mountain Light - Patagonia, Chili

Per la versione Inglese clicca QUI

INTRO: Rafael Rojas é uno tra i Fotografi Fine Art contemporanei piú influenti nel panorama attuale. La pulizia, il senso estetico e la raffinatezza sono il segno distintivo delle sue immagini, una firma senza eccessi, capace di renderlo unico. E’ stato fondatore di Whytake, un portale fotografico che si é sempre contraddistinto a livello mondiale per la qualitá artistica assoluta delle immagini proposte. Oltre ad aver ricevuto diversi riconoscimenti internazionali, l’autore si distingue da tempo per il suo modo di esporre importanti tematiche fotografiche con filosofia ed autorevolezza. Le sue parole fanno eco, quanto le sue immagini. Il che significa trovarsi dinanzi un vero e proprio Filosofo della Fine Art Photography dei giorni nostri.

Carissimo Rafael ti ringrazio per avermi concesso questo enorme piacere! Direi che possiamo cominciare!

  1. Ti avviso, sono di parte…cinque anni di viaggi in Scozia hanno forgiato il tuo bellissimo Ebook dedicato ad uno tra i territori naturalisticamente e sopratutto paesaggisticamente piú affascinati d’Europa. Vivendo dal 2007 in Scozia, mi rendo conto del magnetismo che esercitano questi luoghi. Il senso di libertá, la ricerca del remoto e l’epicitá dei paesaggi sono gli alcuni tra gli elementi chiave. Sembra quasi che l’inospitalitá del meteo scozzese sia direttamente proporzionale alla magnificenza delle terre su cui si scaglia con tutta la sua potenza. Ricordi un momento o un territorio che ti ha segnato maggiormente durante la tua esperienza scozzese?

Al giorno d’oggi, per un fotografo di paesaggio, sembrerebbe un cliché affermare che amiamo paesaggi come la Scozia o l’Islanda, dato il vasto numero di immagini che vediamo di questi luoghi e il gran numero di fotografi che visitano assiduamente questi territori. Ma, la verita’ e’ che il mio amore per la Scozia inizio’ ben prima che io acquistassi la mia prima fotocamera e molti anni prima che potessi visitarla. Ai tempi, il mio interesse si focalizzava specialmente attorno al folklore scozzese, la cultura, la musica e la cornamusa, il mood dei luoghi. Oggi, molti anni dopo, ho viaggiato in lungo e in largo ogni piu’ recondido angolo di questa terra meravigliosa. La luce, il tempo atmosferico, il senso di isolazione, l’asprezza e l’austerita’ del territorio la rendono unica. E poi ci sono le persone. Gli scozzesi sono genuini, reali, amichevoli, aperti e ricchi di gentilezza. Non e’ una coincidenza che io risponda a questa vostra intervista proprio dall’Isola di Harris, un luogo a me particolarmente caro.

Picture 015
Picture 015
  1. Parliamo delle tue immagini e del tuo approccio. Ho notato che fai spesso uso del formato quadrato. Come mai questa scelta e quanto influenza la composizione delle tue immagini?

Mi piacciono i formati quadrati, perche’ secondo me sottolineano la struttura geometrica di una fotografia, ovvero offrono un modo differente di leggere l’immagine (poiche’ non vi sono dimensioni predominanti, l’osservatore tende a leggere “dentro” l’immage), e dona una caratteristica di omogeneita’ al modo in cui un portfolio o un libro vengono presentati. Inoltre, utilizzo una vecchia macchina fotografica a pellicola Hasselblad per la maggior parte dei miei lavori, oggi, e questa mi permette di comporre esattamente in questo tipo di format, senza dover croppare a posteriori. Quando lavoro ad un dato progetto, mi piace utilizzare lo stesso formato per tutte le immagini, se possibile. Il quadrato mi permette di realizzare quanto sopra, facilemente.

Inoltre, mi piaccioni sia le telecamere panoramiche che le macchine fotografiche digitali. Ultimamente sono giunto alla conclusione che se utilizzo sempre la stessa macchina e lente, il mio cervello sembri adattarsi automaticamente a quel tipo di strumento e lente. In un certo qual modo, se hai solo un martello, ogni cosa puo’ sembrare un chiodo da battere. Ritaglio quando serve, ma cerco di prefigurare il crop direttamente sul campo, al momento dello scatto. Non mi da problemi che ci siano fotografi che utilizzano il crop, ma personalmente, preferisco e mi diverto di piu’ a cercare di comporre le mie immagini precisamente sul campo per poter ottenere l’immagine piu’ fedele possibile alla finale, attraverso il mirino.

2 square

  1. Uno dei tuoi tratti distintivi parrebbe la progettualitá, da qui ne deriva anche la cura nel proporre i tuoi lavori, non piú attraverso una singola immagine, ma piuttosto in un insieme. Come nasce la creazione di un portfolio? Quali sono i criteri che ti spingono a mettere insieme piú immagini nello stesso contenitore?

L’aspetto progettuale si e’ evoluto progressivamente durante la mia carriera come artista e fotografo. All’inizio prediligevo pianificare tutti i miei sopralluoghi, i miei viaggio, i miei progetti. Solevo spendere parecchio tempo a preparare ogni mio viaggio fotografico, consultanto immagini di altri fotografi, luoghi, mappe, direzioni di alba e tramonto, calendari lunari e delle maree, meteo. Facevo poi dei veri e proprio sopralluoghi per testare le migliori inquadrature, per poi tornare piu’ e piu’ volte fino a catturare la buona luce che avevo previsto per quel luogo. Questo approccio mi aiuto’ ad affinare le mie skills e mi diede esperienza, conoscenza e fiducia. Con il tempo, pero’, questo mi porto’ a creare immagini troppo “prevedibilmente” buone, e mi pareva che l’intero processo fosse diventato un vero e proprio training militare. Oggi, tutta l’esperienza guadagnata allora, lavora ora attraverso il mio subconscio, e tendo a favorire l’intuito, il fluire delle situazioni, la casualita’ degli eventi, la fortuna degli incontri, la sorpresa e la scoperta. Semplicemente, mi sveglio e vado, senza dei preconcetti o idee in mente. Mentre guido, reagisco ai segnali che vedo. A volte, e’ semplicemente l’intuito di girare a destra o proseguire sulla collina, a guidarmi. Questo processo e’ meno “produttivo” in termine di numeri di fotografie da “tenere”, ma e’ vastamente soddisfacente, arricchente e mi dona piu’ opportunita’ di creare quelle immagine personali di cui sono alla ricerca. Sicuramente, quando faccio un workshop, tendo a pianificare di piu’. Ma tendo sempre a ri-adattare un piano, a seconda della luce, del tempo, di un gruppo particolare di persone che sono con noi. Le migliori immagini nascono quando viviamo le migliori esperienze, e quelle non possono essere pianificate. E’ necessario aprire gli occhi e ascoltare l’intuito…

Quando pianifico un progetto fotografico, tendo a favorire un approccio simile. A volte, i progetti si sono materializzati da soli, anche prima che io abbia potuto realizzare che io vi stessi lavorando. Un esempio e’ la mia serie di “acquarelli”, fatta alle Ebridi. Queste isole sono parecchio selvagge, frequentemente oggetto di forti venti e piogge. Tuttavia, una volta li’, mi son sentito piuttosto rilassato, tranquillo e in pace con me stesso. Tutte le mie immagini riflettono cio’ e solo alla fine del mio primo viaggio ho realizzato di aver creato un gruppo coerente di immagini che riflettessero cosi’ fortemente i miei sentimenti, piuttosto che la realta’ che avessi vissuto li’.

Con altri progetti, come Dead End, ho iniziato con un’idea, e successivamente l’ho lasciata fluire ed evolvere durante il lavoro. Lavorare ad un progetto fotografico e’ un po’ come la scrittura creativa. Si inizia con un’idea in mente, e poi gli eventi si susseguono organicamente, da se’. Durante il lavoro, e’ importante lasciar da parte l’analitica e il pensiero coscente, altrimenti il flusso creativo viene interrotto. Una volta che gli scatti sono eseguiti, e’ importante accedere a tutto il portfolio, invece che alle singole immagini, e cercare coerenza, consistenza tra piu’ esemplari, il percorso della storia. Credo che lavorare ad un progetto sia piu’ soddisfacente che cercare di catturare una singola immagine “best-hit” oggi.

  1. Come da intro, considero la tua fotografia molto raffinata, mai sopra le righe, mai eccessiva, eppure capace di esaltare il lato estetico, emozionale ed anche territoriale di un paesaggio. Tuttavia, oggi vi sono molti esempi di spettacolarizzazione estrema, dove il paesaggio assume delle sembianze sempre piú fantasy e sopratutto dove la fotografia si avvicina molto alla digital art, tutto ció a discapito del contenuto e dell’emozionalitá. Qual’é il tuo punto di vista in merito a ció?

Credo che fotografare sia come cucinare. Quando proviamo a cucinare per la prima volta, tendiamo ad esagerare con le spezie, e ad usarne parecchie, insieme. Il risultato e’ che perdiamo le sfumature dei gusti e dei sapori dei diversi ingredienti, e che li copriamo con il troppo pepe, curry o sale. Alla fine, non vi e’ un piatto, ma le spezie. I piatti migliori sono quelli piu’ delicati, che richiedono di essere assaporati piano, scoprendo come i diversi sapori si fondano insieme sul palato. La stessa cosa accade con la fotografia. Quella di alto impatto e’ di poco gusto, come una tonnellata di curry piccante. Percio’, per coloro che vogliono assaporare un’immagine e scoprire messaggi profondi e diversi strati di significato, la chiave e’ la delicatezza. Mi sto personalmente ancora evolvendo in questo rispetto, e forse questo e’ uno dei motivi per i quali ultimamente parecchie delle mie immagini siano in bianco e nero o al negativo. Vedo questa soglia spostarsi di anno in anno, nel mio lavoro.

4

  1. Nei tuoi ebooks si percepisce (tu stesso lo sottolinei) una filosofia molto aperta all’arte in generale. La creativitá viene descritta quasi come una forma di libertá raggiunta attraverso ispirazioni artistiche extrafotografiche. Mi parli di questo aspetto. Trovi similitudini tra una composizione musicale ed una Fotografia?

Puoi essere creativo nel tuo lavoro, se scegli di fare qualcosa di diverso, di tanto in tanto, piuttosto che aderire ad una routine. La creativita’ non e’ qualcosa che e’ riservata a pochi eletti o qualcosa che ti pervade solo quando le muse ti sono favorevoli. E’ un modo di pensare, e molto spesso un modo di “non pensare”. E’ credere nel processo e nel sapere come ascoltarsi e essere coscenti di quanto ci circonda. Essere creativi e’ essere curiosi, rompere le barrier e le limitazioni che ci imponiamo, voler sorprendere noi stessi e, in un cerco qual modo, dimenticarci di quello che le altre persone si aspettano da noi. Essere creativi puo’ solo accadere quando siamo davvero entusiasti e totalmente coinvolti in quello che facciamo. Questo e’ il motivo per cui non possiamo barare sull’essere creativi. Se manca il vero interesse, vogliamo raggiungere un obiettivo velocemente, senza divertirci nel processo o vogliamo fabbricare una foto su richiesta, sabotiamo la nostra creativita’ e il solo modo che abbiamo per eseguire e’ attraverso modelli prestabiliti, utilizzando cliche’ o ripetendo la stessa immagine in luoghi diversi e con differenti condizioni di luce.

  1. Nell’ultimo periodo hai ritratto dei soggetti che ti rendono decisamente piú eclettico e un pochino meno paesaggista. Ricerchi nuovi stimoli al di fuori del paesaggio?

Durante la risposta all’ultima domanda ho parlato di come rompere le barriere sia un modo per vivere una vita creativa. Ero solito dire di essere un fotografo di paesaggio, ma questo ha creato un blocco nella mia mente. In un certo qual modo, se qualcosa non era un paesaggio, non potevo fotografarlo. La stessa cosa accadeva con l’uso del formato panoramico, o pellicola, o bianco e nero, o a colori. La caratterizzazione e classificazione sono trucchi della mente razionale che ci permettono di riordinare (catalogare) il mondo. Questo e’ un meccanismo fantastico di sopravvivenza, ma un modo molto povero per vivere creativamente. Ultimamente cerco di trovare cose che mi interessino, e poi cerco di esplorarle fotograficamente.

Un’altra cosa importante e’ il non confondere il soggetto con l’oggetto nella nostra fotografia. Io posso fotografare un paesaggio, una casa in rovina o un animale imbalsamato e dire che siano cose simili. Questo perche’, molto spesso, io non fotografo un paesaggio, una casa, un animale morto… Fotografo concetti simili, sentimenti che trascendono da tutti questi tre elementi. Quando approccio la fotografia come un canta-storie metaforico, posso cambiare l’ogetto e tuttavia riuscire ad esplorare gli stessi concetti, idee ed emozioni.

6 ecleptic

  1. Mi ha incuriosito molto questo portfolio http://www.rafaelrojas.com/dead-end. Per certi versi lo trovo concettualmente simile al lavoro di Nick Brandt “Across the Ravaged Land”, dove anche lui ritrae degli animali imbalsamati, conferendogli per quanto tetri una bellezza immortale, con la speranza di sensibilizzare la societá nei confronti di speci che rischiano di estinguersi da qui a qualche decennio. Vuoi spendere due parole sul tuo lavoro “Dead End”?

Questo e’ stato un progetto che mi sono “auto imposto” come conseguenza della vittoria del Master Hasselblad nella categoria wildlife. Avevo pensato di creare un portfolio di immagini di wildlife e la prima idea e’ stata quella ovvia di andare a visitare alcuni luoghi e fotografare animali selvaggi in paesaggi strepitosi. Per un motivo non ben noto, non mi trovavo a mio agio con quell’idea e mi sentivo in obbligo con me stesso a condannare il modo in cui molti animali venissero estirpati. Ho percio’ visitato un museo locale della storia naturale e il progetto inizio’ a prendere forma. Sono piuttosto felice di come inizio’, perche’ esso fu per me un grande esercizio ovvero il fare qualcosa che non avevo mai fatto prima e che ipoteticamente non avrei dovuto fare, ma che mi sentivo di dover continuare, in un certo qual modo. Le immagini che ne seguirono non sono bellissime, nel vero senso delle parola, e alcune sono inquietanti. Devono causare emozioni contrastanti, e raccontare un messaggio che non debba essere bello da sentire. Percio’, funzionano solo se visionate inisieme, e in un ordine particolare. Queste immagini, che possono solo funzionare in un progetto, e che possono essere perfette per un libro o una mostra.

7 dead end

  1. Oggi pare vi sia una fortissima competizione. In molti, persino gli amatori alle prime armi mirano al “risultato”. Ogni giorno qualcuno ha un riconoscimento da annunciare. A tal proposito ho letto un tuo articolo molto interessante che parlava del “lato oscuro dei contest fotografici”. A questo punto mi piacerebbe chiederti, quanto ritieni utili i concorsi Fotografici? E sopratutto quanto amore per se stessi e quanto per la Natura si cela dietro questa forma di competizione dai tratti narcisisti?

Credo che i concorsi fotografici siano utili quando ci si affaccia al mondo della fotografia, un modo per costruire ed aumentare la fiducia in se’ e ottenere opinioni esterne sul proprio lavoro. Alcuni sono anche un grande tranpolino per pubblicizzare il proprio portfolio e ottenere supporto commerciale. Tuttavia, i rischi legati al partecipare a concorsi e’ molto alto, specialmente ora dove i social media dettano le regole nel mondo dei fotografi amatoriali e molti vedono i concorsi come una grande opportunita’ di business per estorcere soldi ai fotografi. La maggior parte dei concorsi non sono male, per se’, il problema nasce quando vi e’ un giro di boa nell’obbietivo ultimo ovvero da riconoscimento personale a riconoscimento condiviso. Quando necessitiamo di complimenti, riconoscimenti, premi e stima, diventiamo schiavi del nostro ego. I grandi fotografi sono quelli che agiscono non spinti dall’ego, o da secondi fini. I master dello zen lo sanno molto bene.

  1. Ho visto che fai parte anche tu di un gruppo di Fotografi “Bouts de Planète”. Dato che possiamo vantare questa affinitá. Posso chiederti in cosa consiste? Inoltre, nonostante il panorama fotografico attuale sia estremamente individualista, credi possa essere un vantaggio oggi essere parte di un gruppo per cercare di raggiungere scopi commerciali di un certo livello?

Credo che tutti i modi di collaborazione artistica siano estramamente soddisfacenti, illuminati ed eccitanti. Il problema e’ che la crescita artistica non puo’ essere direzionata, sincronizzata od orchestrata, e questo e’ il motivo perche’ ho smesso di credere nelle collaborazioni artistiche a lungo tempo. La possibilita’ di non convolare in termini filosofia e aspirazione artistica e’ troppo alta per poter garantire omogeneita’ e consistenza in un gruppo. Da un punto di vista del business, vale lo stesso concetto. La viat di un artista creativo non e’ semplice, e’ piena di alti e bassi, cambiamenti (a volte drammatici e senza preavviso) e di constante ri-invenzioni. Alla fine, che ci piaccia o meno, la creazione artistica avviene in solitudine e in modo molto individuale.

  1. Posso dirti che Whytake pareva uno dei pochi siti web dove poter ammirare immagini con un elevato tasso artistico senza perdersi troppo nel concetto di “Social Media”. E’ un peccato non vi sia piú questa opportunitá. Pare quasi che oggi non ci sia spazio per la sola contemplazione della Fotografia. Tu cosa ne pensi?

Sono completamente d’accordo con te. Questo detto, credo che la fotografia altamente personale sia sempre stata di nicchia, e infatti non puo’ non essere cosi’. L’opposto e’ la fotografia di successo o commerciale, che come suggersce lo stesso nome, viene accettata facilmente dalla maggioranza delle persone. Oggi piu’ che mai, abbiamo accesso alla fotografia. Tuttavia, questo significa che dobbiamo cercare piu’ a fondo per trovare le gemme. Ci sono, ma c’e’ semplicemente anche piu’ rumore di prima e la grande fotografia tende a bisbigliare, non ad urlare.

10 whytake

  1. Nel salutarti e ringraziarti per la disponibilitá dimostrata, ti lascio questo spazio per formulare un pensiero rivolto alla Fotografia contemporanea ed a ció che potrebbe riservarci il futuro prossimo

Credo che, come succede in ogni campo artistico, saremo testimoni di ulteriori cambiamenti di mode, stili, scuole di pensiero e nei modi in cui la fotografia e’ insegnata, praticata e considerata. Credo che noi fotografi dobbiamo focalizzarci sul nostro lavoro e lasciare l’analisi ad altre persone.

Potete ammirare i lavori di Rafael sul suo sito www.rafaelrojas.com

 

Intervista di Fortunato Gatto, membro del Dreamerlandscape Team

Related Entries

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

7 + 1 =

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Andrea Pozzi

Autunno Scozzese

Fortunato Gatto

Inverno scozzese

La piana

Luca Giustozzi

Pianeta Etna

Plitvice

Pollino

Salvo Orlando

Siberia

Tre Cime di Lavaredo

Vincenzo Mazza