Intervista a Hugo Wassermann – ” L’artista infinito”

Hw (3)

Un viaggio nel tempo tra le dolci terre dell’Alto Adige, immersi nella natura, ambiente unico dove questo fotografo è cresciuto. Andiamo a trovare e a conoscere uno dei fotografi più artistici e longevi nel panorama mondiale. Fondatore del Gruppo fotografico Strix – Fotonaturalisti Alto Adige e pioniere dello sfocato, Hugo Wassermann è riuscito ad inventarsi uno stile, ad essere unico. Poterlo intervistare per chi scrive è davvero un onore. Ho sempre visto Hugo come una persona davvero speciale e unica. Ho avuto la fortuna di conoscerlo molto bene, di condividere momenti unici e di vedere la trasparenza abbinata all’entusiasmo per la vita che questo fotografo riesce a trasmettere a chi gli sta vicino.
Grazie per queste parole molto onorevoli, sarebbero bastate anche di meno. Per me è un gran piacere poter fare quest’intervista con te e non vedo l’ora di far conoscere alla persone come ho trascorso questi ormai 40 anni molto intensi e pieni di fotografia naturalistica.

Hw (4) (1)
1. Ciao mitico Hugo, per cominciare ti chiederei semplicemente di raccontarci come hai iniziato a fotografare e cosa rappresenta per te la fotografia.
Fin da bambino ho sempre avuto un gran legame con la natura. All’età di 7 anni ho iniziato ad allevare dei bruchi assieme alle mie sorelle per poi osservare la loro trasformazione in farfalle meravigliose. Con il passare del tempo ho iniziato ad affascinarmi al mondo degli uccelli. All’età di 14 anni ho acquistato la mia prima macchina fotografica con il mio freschissimo stipendio. Il mio istinto mi spinse a fotografare. La mia borsa, contenente tutto l’indispensabile per fotografare era di legno, fatta a mano dal sottoscritto. Per la fotografia ravvicinata usavo 3 lenti addizionali messe su obiettivi non macro, il meccanismo era molto complesso e dispendioso. Il mio primo scatto a distanza fu una trappola per topi modificata. Tiravo un filo legato allo scatto remoto che azionava la mia reflex. La fotografia per me rappresenta un incontro molto intimo con la natura: lascia le sue impronte nella mia vita.
2. La tua fotografia appare allo spettatore magica, quasi evanescente. Riesci a rendere artistico ogni piccolo dettaglio, a dargli l’importanza dovuta. Crei una linea immaginaria che va direttamente all’anima di colui che osserva. E’ questa sfumatura che ti rende unico?
Cerco sempre di trasmettere la meraviglia della natura attraverso le mie immagini. Tutti questi momenti fantastici passati nella natura si svolgono proprio alle porte di casa o nel paesaggio incontaminato. La sfida sta nel vederle tramite l’occhio: l’anima è l’obiettivo della macchina fotografica. Io stesso investo molto tempo, amore e sensibilità. Quando fotografo preferisco creare immagini semplici, che hanno vita propria vivendo dal confronto estetico con la natura.
3. Osservando i tuoi libri si nota che sei un fotografo adattabile a ogni situazione, uno che riesce a produrre grandi immagini anche nel giardino di casa a differenza di ciò che accade alla maggior parte dei fotografi che cercano di arricchire il proprio archivio girando il mondo seguendo le tracce di altri fotografi e sfruttando le loro idee. La consideri una tua dote?
Senza sembrare arrogante, più o meno si può dire così. Soprattutto nell’ambito macro amo farmi sorprendere dalla natura senza cercare un posto o motivo concreto dove o di cui voler scattare delle immagini. Quasi sempre è poi la natura stessa che gestisce il corso della mia giornata. Ovviamente è un’altra cosa quando si fotografa animali o il paesaggio. Un fotografo deve essere un buon osservatore. Ho trovato la mia grande attinenza naturalistica grazie all’osservazione e allo stupore. Per me, l’esplorazione, la percezione e la conoscenza del mio ambiente sono fondamentali quanto la fotografia stessa.

4. Ovviamente appena puoi anche tu cerchi altre mete e ti avventuri sempre verso i paesi del nord Europa, dalla Svezia alla Norvegia , dalla Scozia all’Islanda. Casa ti attrae delle prime e cosa ne pensi di altre mete ambite come ad esempio il nord America o L’Africa?
La ragione per la quale questi paesi mi attirano così tanto sta nella loro natura selvaggia che a casa mia posso trovare quasi solamente alle quote più alte. Quasi si ha la sensazione che nel nord d’Europa la vita va vissuta in modo più tranquillo e calmo. Preferisco non viaggiare troppo, ma quando decido di partire lo faccio con l’intento di rimanere per più tempo, per poi avere una maggiore tranquillità. Non prendo in considerazione di andare in Africa o in America del Nord, ho molto da fotografare attorno a casa mia. Richiederebbe troppo tempo e conoscenza per poter realizzare grandi immagini. Non mi piace scattare fotografie di particolari che non conosco del tutto. Odio quelle storie veloci nelle quali innumerevoli fotografi viaggiatori affrontano per fotografare su prenotazione e pagamento, sempre gli stessi animali. Io amo la ricerca di animali che conosco già a casa mia, in altri paesi. Mi recai in Scozia per osservare il Piviere tortolino nel suo ambiente di riproduzione, che da anni fotografo nelle mie terre mentre migra verso l’Africa, lasciandomi momenti indimenticabili.

5. Sei un artista che percorre la propria strada, che evita le mode, che aggira il web. Riesci a sfruttare al meglio il tuo tempo libero dedicando poco o nulla ai media, concentrandoti più alla conoscenza del tuo ambiente che all’evolversi del mondo digitale. Descrivimi i tuoi pensieri.
Non sono un grande esperto e amante dell’evoluzione della tecnologia digitale. Quando alcuni anni fa i miei amici fecero il passaggio dall’analogico al digitale io mi rifiutai. Dopo due anni però mi decisi a passare al sensore ed ora sorrido dicendomi: potevi farlo prima Hugo.

6. Qui ti faccio una domanda molto importante. Si dice che dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna. Io ho avuto la fortuna di conoscere molto bene Verena e direi che il detto non sbaglia. Come ha influenzato la tua carriera fotografica Verena e che importanza le dai?
“Con un gran uomo” lasciamolo a parte. Ma con la gran donna però è sicuramente vero. Verena è una donna molto allegra, piena di gioia di vivere e per niente complicata: perfetta al mio fianco. E’ stata fondamentale nella mia carriera fotografica, mi ha dato una libertà infinità essenza della fotografia. Mi ha veramente aiutato ed assistito in ogni sfumatura della nostra vita insieme. Il rapporto molto armonico sia con Verena che con i nostri quattro figli è di grandissima importanza per me: la chiave per una vita felice e contenta.
7. Sicuramente moltissime soddisfazioni ti sono arrivate dai concorsi fotografici. Tu partecipi solo a quattro concorsi l’anno e spesso il tuo nome gira all’interno della cerchia dei migliori. Cosa rappresentano e come hanno influenzato il tuo modo di fotografare?
La partecipazione fruttuosa ai concorsi internazionali di fotografia naturalistica mi appaga veramente molto, anche se lo sto facendo già da alcuni anni. La premiazione come „Fotografo naturalistico europeo 2004“ della GDT ha definitivamente superato le mie aspettative. La partecipazione ai diversi concorsi sono per me motivo di grande motivazione, mi spinge a lavorare ancora, in modo più accurato, attento e creativo.
8. Io come fotografo naturalista sono sempre incuriosito e coinvolto nell’argomento figli. Molti fotografi vedono l’arrivo di un figlio o più, come un’ ostacolo insormontabile,un limite alla loro libertà/creatività. Tu hai avuto la fortuna di averne 4 e di riuscire a gestire entrambe le situazioni, vorresti parlarcene?
Non ho mai pensato minimamente alla mancanza di figli, gesto troppo egoistico. Mia moglie Verena ha avuto un ruolo fondamentale e di protagonismo nei primi anni di età lasciandomi molta libertà di fotografare. Nel contempo però capisco che il mio lavoro è un piccolo ostacolo per la fotografia naturalistica creativa. Le troppe ore lavorative insieme ai problemi che vi derivano ogni giorno, dopo decenni, pian pianino si mi tolgono forze e creatività.

9. Passano gli anni, passano le stagioni, passano le mode, passano le generazioni e Hugo Wassermann è sempre li con lo spirito e l’entusiasmo di sempre. Come fai a trovare continuamente motivazioni ed ispirazioni?
Cerco e sento il bisogno del forte contatto con la natura, la quale alimento tramite escursioni settimanali. Quando non mi reco in natura per alcuni giorni di fila non sto bene. Qualche settimana fa ho affrontato un grandissimo cambiamento nella mia vita lasciando la mia casa natia dopo 56 anni, per trasferirmi in un maso avvolto nella natura incontaminata. Attraverso immagini espressive e ricercate riesco a entusiasmare e sensibilizzare la gente verso la tutela della natura. Un mio dona e scambio di favore con la natura.
10. Sei stato uno dei fondatori del gruppo fotografico Strix, e da molti anni gli dai un grande contributo sotto molti punti di vista. Siete stati capaci di far uscire oltre confine questo nome, di essere d’esempio per molte generazioni, ed ora si vedono anche bravissimi giovani come ad esempio tuo figlio, farsi strada nel panorama europeo. E’ per te motivo d’orgoglio?
La parola fiero e molto grande: direi che è una grande gioia e un piacere vedere che riesco a trasmettere valori come questi.
11. Caro Hugo come ultima domanda ti chiederei invece di descrivermi un momento particolare che hai vissuto non fotografando, ma passato in compagnia di qualche animale. Anche queste esperienze danno forma al carattere e alla vena artistica dei grandi artisti.
Spontaneamente mi viene in mente un incontro con il Piviere tortolino. Dieci anni fa volli vedere questo magnifico migratore durante il periodo di riproduzione. Per poterlo fare scelsi le Highlands scozzesi. Passai due giorni strisciando per terra vicino ad un esemplare di Piviere tortolino, mentre introduceva alla vita i suoi tre piccoli nati da poco tempo. Per quasi tutta la durata della giornata i piccoli stavano accanto al maschio pronti a mangiare piccoli insetti, ed esso ogni tanto li riscaldava con il proprio piumaggio. Tra loro erano in contatto attraverso suoni quasi inudibili per noi esseri umani. Con il passare delle ore ero definitivamente entrato nelle loro grazie..
Il secondo giorno successe una cosa molto speciale: il maschio stava chiamando con fischi allarmanti i suoi piccoli, facendomi pensare ad una presenza o di volpe o di rapace nelle vicinanze. Volsi lo sguardo alle spalle per capire il motivo di tale allarmismo: sorrisi quando capii che erano alpinisti ad un centinaio di metri da noi. Mi sentii onorato nel capire che io non ero annoverato tra le specie pericolose.

Intervista a cura di Samuel Pradetto, membro del Team Dreamerlandscape.

Hw (1) Hw (2)

Related Entries

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

67 + = 72

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Andrea Pozzi

Autunno Scozzese

Fortunato Gatto

Gargano

Inverno scozzese

La piana

Leonardo Battista

Luca Giustozzi

Orchidee del Gargano

Pianeta Etna

Plitvice

Pollino

Salvo Orlando

Samuel Pradetto

Siberia

Sibillini

Storni in stormi

Tre Cime di Lavaredo

Vincenzo Mazza