Intervista a Paul Harcourt Davies

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english version below

Ciao Paul, Sono trascorsi 7 anni dal nostro primo incontro in terra garganica. Per me che ero agli inizi della macrofotografia incontrare un grande fotografo tra i campi piuttosto che nei luoghi più o meno affollati della mondanità è stato un motivo di riflessione.
Per me, un grande vantaggio della vita è la conoscenza di ‘spiriti affini’ come te, persone con cui posso condividere le cose che amo e che capiscono la mia passione per la natura. Ricordo molto chiaramente la prima volta che ci siamo incontrati nel Gargano. Viaggiavo con Pier Luigi Pacetti per incontrare Matteo Perilli e fare qualche escursione in cerca di orchidee spontanee nei pressi di Manfredonia
Ho presente il libro che mi avevi donato: uno splendido manuale sulla macro-fotografia di epoca analogica. A distanza di tempo hai voluto rinnovare quel paragrafo della tua storia di autore di libri e manuali rifacendo lo stesso lavoro per la macro-fotografia digitale. Cosa è cambiato a tuo avviso?

Ti riferisci al libro The Complete Guide to Close-up and Macro Photography – è stato un lavoro molto importante per me, perché è stato il mio primo libro fotografico ed è stato pubblicato nel 1998 in inglese, tedesco, francese, spagnolo e olandese. Mentre il mio primo libro, Wild Orchids of Britain & Europe, pubblicato nel 1983 cambiò completamente la mia vita diventando una sorta di classico.
È stato un piacere rimettere mano a quel libro , perché l’arrivo della fotografia digitale ha cambiato le cose completamente per me quando mi sono convertito al digitale nel 2000 con una Nikon D100.
La mia formazione scientifica ha condizionato molto il mio approccio con la vita, facendo di me uno sperimentatore. Un aspetto molto importante della fotografia digitale è la sua immediatezza. Mi vengono in mente le immagini che voglio creare e se sbaglio qualcosa ho sempre la possibilità di correggere i parametri negli scatti successivi. 
Con la fotografia digitale ho il controllo totale : io sono il responsabile, nessun altro e se ho capito male, allora è colpa mia.

Dopo tanti anni trascorsi in Inghilterra hai preso la decisione di trasferirti in Italia. Immagino sia stata dura ricominciare d’accapo ma per esperienza personale so che è anche uno stimolo. Ci racconti quali sono state le motivazioni che ti hanno spinto a questo cambio di rotta e se hai avuto difficoltà per inserirti negli ambienti della fotografia in Italia ?

E ‘sempre difficile ricominciare, ma l’ho fatto più volte nella mia vita. Significa che devi lavorare per prendere i contatti, per essere molto persistente e molto paziente (non è una cosa che trovo facile). Nel 1978 ho lasciato il Regno Unito e sono andato a vivere a Cipro per condurre una nuova vita. Lì avevo un lavoro a tempo pieno: insegnavo matematica e fisica e lavoravo per una radio e per la TV. Questo mi ha permesso di farmi molti amici. Rispetto alla mia attuale esperienza italiana fu più semplice perché l’inglese a Cipro è una seconda lingua e molti dei miei amici erano stati educati nelle università britanniche. 
In Italia è stato più difficile creare contatti e spesso ho dovuto rassicurare la gente che non ero in competizione con loro. Il mondo della fotografia naturalistica è un piccolo mondo dove la gente può essere molto gelosa della propria nicchia. Ho dovuto spiegare che non volevo e non potevo rubare il loro lavoro perché vendo il mio lavoro fuori dall’Italia. Comunque ho avuto diverse esperienze negative di mancato pagamento in Italia. Tuttavia, i contatti internazionali possono aiutare a ottenere pubblicità – nel 2008 durante il Wildphotos a Londra ho parlato di un mio progetto fotografico vicino casa, in una riserva chiamata La Renara, che è una ZRC e che i cacciatori stanno cercando di forzare per renderla una area aperta alla caccia. Non mi interesso di politica locale ma sono pronto a calpestare i piedi quando è necessario.
La natura è tutto ciò che è importante per me, è la mia vita. Ad Orvieto, ho scritto articoli per giornali e ho permesso di utilizzare liberamente le mie immagini per buone cause. Questo mi ha fatto fare altre amicizia, creando molte opportunità per il futuro del mio lavoro.
Il mio trasferimento in Italia ha cambiato molte cose. Per un po’ di tempo ho dovuto mettere da parte il mio lavoro di fotografo e scrittore per dedicarmi a cose che in Italia sono ritenute più concrete, quindi ho svolto il lavoro di costruttore(falegname ed elettricista)… tutto ciò che era necessario. Con Lois, la mia attuale compagna e altri amici abbiamo ristrutturato un vecchio casale nel 2004, Podere Montecucco. E ‘stato un lavoro molto duro. Siamo diventati una ‘squadra’. È così bello essere in un posto che ami. Nessun luogo è perfetto ma amo l’Italia e ho molti amici qui … Penso di essere più uno spirito mediterraneo che britannico. In realtà sono nato nel Galles. Ci sono molte somiglianze tra i gallesi e gli italiani forse per via del lontano passato delle invasioni romane.
La verità è che mi ero trasferito in Italia per amore di una donna. Dopo tanti anni infelici, tra cui la depressione profonda, ho incontrato Lois nelle Dolomiti. Avevo progettato alcuni tour a piedi per gli amanti dei fiori. Ero il “docente ospite” per una agenzia di viaggi. Lois era il tour manager così siamo diventati molto più che amici. Le nostre vite sono cambiate nel 2002, quando la madre di Lois, Tess, scoprì di avere un cancro. Pochi mesi più tardi morì.
Lois si innamorò dell’Italia quando aveva 18 anni. Ha lavorato per molti anni come tour manager durante le stagioni estive: parlava correntemente italiano. In quel periodo la mia scelta sarebbe stata la Francia perché parlavo bene il francese e avevo trascorso molto tempo in quel paese. L’idea di trasferirsi in Italia (cosa che abbiamo fatto nel novembre del 2003) ci sembrò una buona idea – entrambi i miei figli erano all’università e sono stati molto felici di pensare che avrebbero avuto un’altra casa in Italia.
Inizialmente in Italia fu molto difficile per me; seppur capivo abbastanza l’italiano non riuscivo a comunicare. Ho fatto molti errori e li faccio ancora, ma trovo più facile avere una conversazione tecnica di carattere generale con le popolazioni locali che parlano in dialetto. Molte parole tecniche hanno un’origine latina e ho studiato latino a scuola per cinque anni – Il mio amore per la natura ha iniziato circa nello stesso periodo, come anche la mia passione per la storia classica … Amavo le leggende dei Greci e dei Romani. Questo è stato uno dei motivi per cui ho iniziato ad appassionarmi di storia greca e ora viviamo circondati da tombe etrusche.
In passato la creatività per l’Italia è sempre stata una punta di diamante. Non si può dire lo stesso in questo periodo storico. Più volte ci siamo detti che l’Italia non è più un luogo per gente creativa. Cosa è cambiato secondo il tuo modo di vedere?

Penso che c’è ancora molta creatività in Italia, ma la vita per i creativi di ogni genere è molto difficile … artisti, attori, scrittori, fotografi. In realtà, credo che alcuni dei migliori fotografi naturalistici sono italiani e possono tranquillamente affiancare i migliori al mondo … In realtà, a mio avviso, mostrano un maggiore livello di percezione, di innovazione e di arte che nel Regno Unito, per esempio. Tuttavia nel Regno Unito e anche in Italia troppe persone copiano alcuni nomi ben noti (alcuni buoni e altri meno), ma non hanno quel pizzico di magia.
I miei amici italiani hanno capacità e una grande passione : condivido molto con persone come te, Matteo, Bruno D’Amicis, Emanuele Biggi, Marco Andreini, Pier Luigi Pacetti e altri …
Il problema principale è che viviamo in tempi in cui il denaro ha irretito molti aspetti della vita quotidiana incoraggiando un atteggiamento filisteo verso tutto ciò che c’è di creativo. L’uomo deve mettere un valore finanziario a tutto e anche alla natura. Per me, questo è molto triste e completamente ridicolo. E ‘molto difficile guadagnarsi da vivere per i fotografi naturalisti di tutto il mondo e quindi dovremmo diversificare – penso che i fotografi italiani sono avvantaggiati in questo rispetto alle loro controparti nel Regno Unito. Ci sono differenze socio economiche che portano gli italiani ad occuparsi più di ciò che gli piace fare.
A volte siamo così abituati a ciò che ci circonda che non ne apprezziamo la bellezza. Noi due condividiamo un modo di fotografare piuttosto affine, ritraendo animali che popolano il nostro giardino. Posso permettermi di definirla fotografia a KM 0. La “spettacolarizzazione” della natura sta diventando un fenomeno che conduce molti fotografi a cercare sempre negli stessi luoghi esotici, inseguendo le mode del momento e a volte anche senza volerlo abusando della natura. Come esperto di conservazione pensi che certe ossessioni dovute alle mode del momento possa essere nocivo alla natura, di disturbo a certe specie?

E ‘ facile trascurare ciò che è, letteralmente, “sotto il nostro naso”, ma, in realtà, credo che alcune delle migliori fotografie sono prese vicino casa; Siamo più rilassati quando lavoriamo in luoghi che conosciamo bene. Se sono impegnato in lavori di ufficio ho sempre una macchina fotografica e il flash macro sulla mia scrivania e quando Lois mi chiama dal giardino so che devo uscire perchè ha trovato qualcosa di interessante. Per tre decenni ho predicato lo stesso mantra – Io credo che ci sono così tante storie ancora da raccontare vicino casa.
Quando ero un bambino di 5 mia nonna mi regalò alcune vecchie enciclopedie – lì ho visto le immagini di Papilio machaon e ho imparato di uccelli come rigogoli, gruccioni e l’upupa. Non avrei mai pensato che un giorno li avrei avuti intorno a me in Italia , un vero paradiso per me. Abbiamo 1 ettaro di giardino, che è in gran parte selvaggio – Taglio solo i percorsi in modo che tutto il resto possa restare intatto. In primavera abbiamo almeno 6 coppie di usignoli nidificanti che cantano giorno e notte. Nessun pesticida, insetticida e diserbante sono mai stati utilizzati in modo che posso avere un mio laboratorio a cielo aperto. Avrei preferito un terreno più calcare, più favorevole per la crescita di orchidee spontanee, ma ci sono buoni posti a soli 15 minuti di distanza. In realtà, la nostra casa è una università vivente. Quì ho imparato molto di più di quanto avrei creduto possibile, circa il modo in cui la natura genera corrispondenza dell’insieme – Adoro le piccole storie e le connessioni che ci sono tra gli abitanti di un determinato ambiente.
Inizialmente, quando abbiamo iniziato la ristrutturazione, ero preoccupato di interferire con gli animali e gli uccelli che si erano impadroniti di questa vecchia casa. Abbiamo lasciato buchi nelle pareti e tenuto il disturbo al minimo. Lascio le volpi, istrici, tassi e altri animali a se stessi – mi sembra un privilegio che ci siano. In passato abbiamo avuto problemi con i cacciatori. In questi ambienti a rischio per la fauna è importante che le creature selvagge non si fidino degli esseri umani.
Noi, siamo estremamente fortunati Leo, a vivere in luoghi così meravigliosi, ma la maggior parte delle persone vivono nei pressi di un pezzo di terreno – anche in una città – dove la natura ha preso il sopravvento su: giardini, parchi, antiche linee ferroviarie abbandonate c’è vita di animali e si possono catturare splendide immagini che testimoniano il cambiamento del mondo naturale intorno a noi. Sono luoghi anche per migliorare le nostre capacità fotografiche. Quando si tenta di scoprire gli insetti si nota anche il comportamento degli uccelli.
C’è un altro aspetto della natura che non dobbiamo dimenticare. Il contatto con la natura è un bene per noi – una terapia naturale senza bisogno di cure palliative magiche-omeopatiche, e ogni sorta di altre terapie costose.
In tempi di grandi problemi, una fuga nella natura mi ha tenuto sano di mente perché essere immersi nella natura ti fa sentire insignificante e dal quel momento in poi si può solo crescere. Molte persone sono narcisiste, così ossessionate da se stessi che non riescono ad ottenere conforto da questo. Mi dispiace per loro. Io non sono religioso in senso convenzionale – la natura è la mia religione Gli antichi boschi costituiscono le colonne dei templi e le alte montagne sono le mie cattedrali. Quando cammino nelle Dolomiti o negli Appennini su un terreno costellato di minuscoli fiori provo una specie di estasi religiosa …
Si può dire che io sono un evangelista per questo mio approccio a fotografare vicino casa. Sono anche riuscito a pubblicare molti articoli su questo argomento – Adesso sono impegnato in un progetto che mostra come si possono fare belle immagini anche utilizzando Iphone e Ipad se si ha “occhio” . La tecnologia digitale ha reso accessibile i mezzi e popolare questo genere di fotografia. L’impatto dei fotografi sulla natura è una cosa che mi preoccupa sempre di più. Non ho mai smesso di cercare di convincere la gente che il soggetto e il suo benessere è molto più importante di qualsiasi immagine. Tanti fotografi non si preoccupano di questo aspetto fino a quando non ottengono il risultato sperato.

Ultimamente sei stato impegnato come giurato nell’ultima edizione del concorso internazionale WildlifephotooftheYear. Abbiamo apprezzato tutti lo splendido risultato. Uno dei dubbi che assilla il fotografo naturalista che decide di partecipare ai concorsi è, come fanno i giurati a selezionare migliaia di foto e a scegliere le più valide. Quale criterio usate?

Col senno di poi, l’intera esperienza di lavoro con gli altri giudici del Wildlife Photographer of the Year è stata incredibilmente positiva. Alcuni di loro li conoscevo già – Sandra Bartocha, Kathy Moran del National Geographic e il dottor Alex Mustard. Durante i nostri incontri a Londra abbiamo trascorso molto tempo a parlare di wildlife. Ho grande rispetto e simpatia per loro.
Per me il giudizio è stata un’esperienza di apprendimento. È inevitabile nel momento in cui ci si confronta con persone che hanno differenti visioni. Posso dire di aver appreso molto da loro. Ho una mentalità aperta e cerco sempre di superare i miei pregiudizi.
Con gli altri giurati abbiamo trascorso molto tempo guardando e discutendo delle immagini e alla fine abbiamo concordato democraticamente sulle scelte finali. In Italia ho avuto esperienze di dibattiti in cui tutti parlano insieme ( è ancora peggio in televisione). Nessuno ascolta il parere degli altri. In questa esperienza di giurato nel Wildlife Photographer of the Year è stato diverso e ho trovato incoraggiante lavorare con gente adulta, sensibile e al tempo stesso integra moralmente. Noi tutti ci siamo sentiti onorati di essere investiti ad assolvere il ruolo di giurati. Siamo stati sempre molto consapevoli di questo e delle nostre responsabilità.
Non posso dire che impiego un elenco formale dei criteri – la valutazione di ogni persona deve essere soggettiva. Dopo tutto, il mio approccio alla fotografia è molto personale. Alcune cose catturano la mia attenzione, altre meno. A volte ciò accade immediatamente ma c’è tempo anche per tornarci sopra e ricredersi. Abbiamo avuto tempo per questo e anche per la ricerca del “nuovo” , cosa che abbiamo fatto spesso.. Gli organizzatori che scelgono la giuria (con molta attenzione) provengono da una vasta gamma di esperienze, competenze ed interessi.
Ho avvertito un grande sollievo quando ero in giro per la mostra, prima dell’apertura ufficiale – Nonostante tutte le nostre debolezze e i nostri pregiudizi ho sentito dentro di me che avevamo fatto un ottimo lavoro. Il criterio con cui è stata allestita la mostra a Londra ti dà tempo e spazio per tornare indietro a visualizzare ogni singolo pannello. Spesso ho avuto dubbi che uno qualsiasi dei cinque selezionati per categoria avrebbe potuto vincere. Lo standard è stato di altissimo livello. Nel passato di questa competizione mi sono chiesto perché certe foto erano state premiate. La scelta è sempre soggettiva, ma una cosa che mi sento di dire è che in questa esperienza abbiamo raggiunto la diversità – forse perché come giudici avevamo visione molto diversa.
Alle persone che partecipano ai concorsi mi viene da consigliare di farsi una cultura di tutte le immagini premiate nelle precedenti edizioni – alla fine, i giudici guardano così tante immagini simili che bramano per qualcosa di diverso- qualcosa che cattura l’occhio e ti fa pensare.
Alcune categorie avevano immagini emozionanti , altre meno ma nell’insieme è risultato un lavoro fantastico.
Sono rimasto molto sorpreso dalla ‘identità’ di alcune, anzi direi di tante immagini – come del resto anche la fotografia è pregna di luoghi comuni perché la gente pensa di rappresentare ciò che vuole. Il vero problema per i fotografi è rappresentato dalla scarsa cultura dell’ immagine degli Editori. Molti fotografi sono ingannati da questa dieta di rifiuti che vedono in riviste ed on-line e c’è molta emulazione. Non è il modo giusto per farsi una cultura fotografica e costruire un proprio percorso creativo. Molti fotografi usano la parola “creativa” e non hanno idea di cosa significhi . La mia esperienza insieme alla mia formazione mi ha fatto sempre valutare le cose sia in modo scientifico che filosofico e a volte queste alterigie mi irritano molto.
I miei suggerimenti a chi vuole intraprendere ed approfondire la fotografia naturalistica sono questi:
Seguire la passione per la natura e lasciarla trasparire nelle immagini. In questo modo si può introdurre un po ‘di magia – la pazienza, l’osservazione e lo studio del soggetto e dell’ habitat aiutano molto.
Ottenere immagini vincenti non è facile – viviamo in un periodo in cui la gente si aspetta una gratificazione immediata. In questo caso consiglio di trovare qualcos’altro da fare con la vostra vita.
La nuova tecnologia digitale permette di fare cose che quando ho iniziato io(1972) si potevano solo sognare. Infatti, per ottenere alcune immagini ho dovuto adattare l’attrezzatura alle mie esigenze. Con il digitale tutti possono ottenere immagini decenti, esposte correttamente e ben a fuoco quindi dovremmo dare priorità al soggetto e occuparci meno degli aspetti tecnici- questo è un bene. Non dipenderà sempre da luoghi esotici, della stessa specie.
Molte persone pensano che sono sempre gli stessi nomi a comparire nelle liste dei vincitori di concorsi – in parte vero. La verità è che alcuni di questi nomi sono fotografi oltre le righe che dedicano tutto il loro tempo e le loro capacità a quello che fanno. Ho avuto il grande piacere e l’onore di incontrare alcune di queste persone nelle tre occasioni in cui sono stato relatore al Wildphotos di Londra. Questa volta, i risultati del Wildlife Photographer of the Year sono molto interessanti – il vincitore assoluto è un medico con la cui passione per la natura. Quest’anno vi è stata una rappresentazione molto incoraggiante dell’Europa – in particolare Spagna e Italia. 
C’è sempre una grande discussione sul più importante concorso di fotografia naturalistica , sempre con lo stesso dilemma: estetica o rilevanza per la natura. Penso che la risposta sia da cercare creando immagini con entrambe le qualità. Questo è stato l’equilibrio nelle mie scelte delle foto che ho analizzato. 
Il problema è che quando si tratta di rilevanza per la natura, è necessaria una perizia con alto livello di conoscenza: ciò che è unico e ciò che non lo è. Allo stato attuale, dobbiamo accettare il fatto che le immagini drammatiche di specie iconiche sono potenzialmente più vincenti di immagini di formiche, lumache e creature più piccole. Come esperto di macro ambientata, cerco al tempo stesso di essere ambasciatore e rappresentante di questo mondo nascosto e poco conosciuto. 
La giuria di quest’ultima edizione del Wildlife Photographer of the Year era composta da persone competenti nel campo- artistico ed estetico, tecnico, botanico e zoologico . In fondo gli organizzatori cercano ossessivamente di stabilire queste condizioni. Ad esempio, in diverse occasioni ho visto immagini macro che erano state scartate perché alcuni tra i giurati non sapevano cosa stavano guardando e sapevano poco o niente della difficoltà tecnica per ottenere quell’immagine. Ho chiesto che quelle immagini venissero riconsiderate, spiegandone il significato e sollecitando un livello di consapevolezza maggiore sulla scelta. Il Dr Alex Mustard, è uno dei migliori fotografi subacquei del mondo e anche un vero biologo marino. Alex è in grado di riconoscere immediatamente le foto riprese in un acquario … Tim Parkin è un esperto mondiale di immagini. È stato tutto il tempo seduto di fronte a una banca di schermi scrutando ogni singola immagine grezza (RAW). Ha scoperto diversi tentativi di ingannare la giuria.
Alla fine della giornata, i giudici sono umani e le decisioni sono soggettive. Noi siamo tutti figli del nostro ambiente. Su base filosofica ho spesso sostenuto che non esiste una cosa come il libero arbitrio o addirittura l’obiettività.
Restiamo in tema di concorsi: Spesso vediamo foto premiate ai concorsi con poca rilevanza etologica, addirittura dubbie in questo senso, ma esteticamente accattivanti. Mi spiego meglio: una bella foto ha modo di rapire l’osservatore indipendentemente se si tratta di una persona esperta. Una foto che ritrae un comportamento particolare di una specie- meno valida esteticamente- a volte può sfuggire ad una analisi più profonda. Quale tipo d valutazione prevale? anche in considerazione del fatto che non sempre le giurie dei concorsi sono composte da esperti in materia.
Anche se sono stato un giudice in una serie di importanti competizioni non sono sicuro circa il valore delle competizioni in generale perché molti fotografi pongono se stessi al centro della fotografia naturalistica. Per esempio, io sono completamente contro l’adescamento, perché può cambiare il comportamento degli animali e li mette in pericolo potenziale da parte di e predatori, cacciatori e altre persone senza scrupoli. Molte persone non saranno d’accordo, perché questo è il modo più semplice per ottenere le immagini e non sono disposti a spendere il tempo per acquisire competenze. Pasturazione con creature viventi (pulcini, ratti e topi) è ingiustificabile, in ogni caso. Per me è osceno il sacrificio della vita di una creatura per ottenere la foto di un altra creatura. Insieme ad un gruppo di fotografi stiamo lavorando per contrastare questo.
Purtroppo, c’è una ‘wildlife photography industry’ in cui le persone pagano per ottenere le immagini drammatiche usando criteri di adescamento e altre pratiche sono normali. Alcuni degli organizzatori pubblicizzano le loro credenziali di ambientalisti, ma la verità è che sono una minaccia, perché sono guidati dal solo profitto.
Il problema di questo approccio industriale di fotografia naturalistica è che la gente si reca negli stessi posti per fotografare gli stessi fenomeni, gli stessi animali, gli stessi paesaggi. Ottengono belle immagini per poi condividerle su Facebook o da mostrare al loro fotoclub. Questa gente non sta facendo nulla di nuovo, bensì può alimentare un circolo vizioso, al tempo stesso pericoloso per la natura. Non dobbiamo mai dimenticare che un nuovo mondo, un mondo nascosto, esiste vicino casa, quindi le persone che non possono permettersi questi giri costosi non devono sentirsi svantaggiate.
Negli ultimi anni, ho visto molti esempi di disonestà nel mondo della fotografia naturalistica con un atteggiamento intransigente verso di essa. Molti fotografi non dicono nulla e fanno finta di niente perché non vogliono provocare e quindi avere”problemi”. Io non sono fatto così. Sono stato sempre diretto circa il mantenimento di elevati standard etici e continuerò ad esserlo. Per fortuna, ci sono altri che la pensano ed agiscono come me sia nel Regno Unito, negli Stati Uniti e in Italia. Molti “fotografi naturalisti” non si rendono conto che c’è gente esperta che osserva le loro foto e sanno quando il comportamento di una determinata specie non è naturale.
Come ho detto in precedenza, ho molti dubbi sulla validità dei concorsi e credo che i concorsi siano la conferma del narcisismo di alcuni fotografi. Sono consapevole di essere critico verso i concorsi e al tempo stesso ne sono felice. Sì, ho vinto premi importanti, ma io non sono una persona che ama la competizione . Per me l’unico concorso valido è contro me stesso. Non mi piace giudicare il lavoro degli altri perché la fotografia è qualcosa di personale e meno male c’è molta gente che la pensa come me. Sono anche consapevole dei miei limiti – Ci faccio i conti tutti i giorni e mi piacerebbe cercare di spingermi oltre.
Vuoi parlarci dei tuoi prossimi progetti?
Ho sempre un giro vorticoso di idee ma non ho mai abbastanza tempo per metterle in atto. In primo luogo sto lavorando per completare Libri ed e-book che trattano la fotografia macro in maniera inedita, avvalorati dal contributo di Clay Bolt che non è solo un brillante fotografo, ma anche un designer professionista, buon conoscitore della natura. Sto trattando vari argomenti tra cui alcuni aspetti tecnici che a quanto vedo creano molta confusione quando li leggo su alcune riviste specializzate o la gente ne parla. Ad esempio: leggo un mucchio di sciocchezze a proposito della diffrazione. Sembra che nessuno sappia di cosa si stia parlando.
Personalmente cerco di trasmettere il mio entusiasmo per la natura spiegando ed insegnando tecniche per ottener risultati unici . Ho questa attitudine mista: Io sono guidato da un amore per il mondo naturale, ma considero molto anche l’aspetto tecnico ed artistico. A differenza di alcuni fotografi che si mostrano gelosi delle loro tecniche di ripresa io penso che sia molto importante cedere il nostro sapere e le nostre conoscenze alle generazioni future.
In Italia si tengono molti workshop basati sui vari ambiti della fotografia naturalistica che insegnano a conoscere bene alcuni luoghi fantastici dando anche la possibilità di avere ottimi risultati didattici.
Ho molte idee per la fotografia macro collegando la mai macchina fotografica ad un dispositivo CamRanger(Wireless) e al microscopio, in modo da poter avere il controllo tramite Ipad e così via ….
Mi è stato anche chiesto di scrivere una sorta di racconto autobiografico su come sono diventato fotografo naturalista . Io sono in quell’età in cui si vive di nostalgie. Il mio amore per la natura, le orchidee in particolare, ha influenzato molte delle mie scelte. In passato ho fatto molti errori, ma sempre cercando di trarne vantaggio. La mia passione fin dall’età di cinque era per la natura,. In seguito mi sono dedicato per questioni pratiche e anche di interesse alla matematica così i miei insegnanti mi spinsero a provare i difficili esami di ammissione per l’Università di Oxford. Mi è riuscito e quindi ho studiato fisica teorica, trastullandomi anche troppo con la mia chitarra . Pochi anni dopo la laurea, mentre facevo ricerche per il mio dottorato, mi sono reso conto che non potevo sfuggire al mio amore per la natura. Ho avuto modo di farmi una famiglia ed insegnare matematica e fisica, ma ho pensato spesso di scappare . Suppongo che il messaggio deve essere: Se si desidera veramente qualcosa… bisogna fare tutto il possibile per realizzarlo. Non perdere mai i tuoi sogni.

 

english version:

Interviewing Paul Harcourt Davies

Hello Paul, seven years have passed since we first met in Gargano. I was approaching macro-photography those days, and meeting a great photographer in the meadows rather than in the more or less crowded setting of the high society has been food for thought to me. I think of the book you gave me: a fantastic handbook of macro-photography in the analogic period. After a while, you decided to rewrite that paragraph of your life as an author of books and handbooks, doing the same work for digital macro-photography. What do you think has changed?

For me, a great benefit in life is knowing that there are kindred spirits, such as you, people with whom I can share the things I love and who understand my passion for the natural world. I remember, very clearly, that first time we met in Gargano where I had travelled with Pier Luigi Pacetti to meet with Matteo Perilli for some early orchid hunting near Manfredonia. You mention that book The Complete Guide to Close-up & Macro Photography – it was very important for me because it was my first photographic book and was published in 1998 in English, German, French, Spanish and Dutch. My very first book, Wild Orchids of Britain & Europe had been published in 1983 and that changed my life completely because it became a kind of classic. I really would have to change that paragraph you mention in the book because  the arrival of digital photography changed things completely for me when I converted to digital in the year 2000 with a Nikon D100. Fopr two reasons:

a. My scientific background makes me an experimenter and one very important aspect of digital photography is its immediacy. I can think of images I want to create, try to take them and if this does not work make adjustments immediately.

b. Digital photography gives me control: I am the one responsible, nobody else and if I get it wrong then it is my fault.

After many years in England, you decided to move to Italy. I believe it has been hard to restart again, but my personal experience tells me it must have been a stimulus too. Would you tell us what pushed you to move and if you had any hurdle to enter the photography environment in Italy?

It is always hard to start again but I have done it several times in my life. It just means you have to work hard to make contacts, to be very persistent and extremely patient (not something I find easy). In 1978 I left the UK and went to live in Cyprus and I made a new life there. I had a full-time job teaching mathematics and physics and I broadcast on the radio, filmed for the TV, gave lectures and made many friends. It was easier in Cyprus because English is a second language in Cyprus and many of my friends had been educated in British universities.

In Italy it was harder to establish contacts and often I had to reassure people that I was not in competition with them. Natural history photography is a small world and people can be very protective of their niche. I explained that I did not want their work or to push them out of the way because I sell my work outside Italy (I have had several bad experiences of non-payment in Italy). However, those international contacts can help get publicity – in 2008 at WildPhotos in London I spoke about working close to home and about a Resreve called La Renara which is a ZRC that hunters are always trying to open. If people want my help and are genuine then I will give it – I do not care about local politics and am prepered to tread on toes when it is needed. Nature is what is important to me, it is my life In Orvieto, my local city, I have written articles for newspapers and allowed my images to be used freely in good causes. That has made me friends and created other opportunities.

Coming to Italy was a huge change in my life because my photography and writing had to be put aside so that I could be a builder, carpenter, electrician… whatever was needed.  We took on the renovation of an old farmhouse in 2004. It has been very hard work but Lois and I are a team and it is so good being in a place you love. Nowhere is perfect but I love Italy and have many friends here…I think I am more Mediterranean than British. In fact I was born in Wales and there are many similarities between the Welsh and Italians…blame the Roman invaders!

The truth is that I came to Italy because I fell in love and followed a lady… After many unhappy years (including deep depression), I met Lois in the Dolomites. I had designed some walking tours for people who love flowers and was the “guest lecturer” for a travel company. Lois was the tour manager and after that first year we became friends and then much more. Our lives changed in 2002 when Lois’s mother, Tess, discovered she had cancer and a few months later died.

Lois fell in love with Italy when she was 18 and worked for many years as a tour manager each summer: she also spoke fluent Italian. My choice would have been France because, at that time, I spoke French well and had spent a lot of time in the country. The idea of moving to Italy (which we did in November in 2003) seemed a very good idea – both my children were at university and were very happy to think they would have another home in Italy.

At first, it was difficult for me because I could understand some Italian but not speak it. Lois laughs now when she remembers how Italian friends thought I was very quiet because I had to work out what to say. Eventually, I became frustrated and just started speaking. I made many mistakes (and I still do) but I find it easier to have a technical conversation than a general one with local people who speak in dialect. Italian people are very generous and try to understand – after all, they don’t want to speak in English. Many technical words have a Latin origin and I studied Latin at school for five years – most of my school friends hated it but I loved it. My love of nature started about the same time as my fascination with classical history began… I loved the legends of Greeks and Romans. That was one reason that I ended up in the Greek speaking world    and now we live with Etruscan tombs all round us.

In the past creativity has always been a diamond point for Italy, but maybe that is not true nowadays. In fact, many times we argued that Italy isn’t the ideal place for creative people any longer. In your opinion, what is the difference between the past and present days?

I think much Italian creativity is still there but life for creatives of all sorts is very hard…artists, actors, writers, photographers. In fact, I think that some of the very best nature photographers around are Italians and can stand alongside the best in the world… In fact, in my view they show a greater level of perception, of innovation and of art than in the UK, for example. However in the UK and also in Italy too many people copy a few well-known names (some good and some not) but they do not have that bit of magic.

My Italian friends have great dedication and a passion that I appreciate: I share a great deal with people such as you, Matteo, Bruno D’Amicis, Ema Biggi, Marco Andreini, Pier Luigi Pacetti and others…

The main problem is that we live in times where money counts for everything and that encourages a Philistine attitude towards anything creative. People have to put a financial value on nature and, for me, that is sad and completely ridiculous. It is very hard for nature photographers everywhere to make a living and so we all have to diversify – I think that Italian photographers are better at this than their counterparts in the UK. Italy is a very low wage economy and people are used to doing whatever they must in order to survive and to follow what they really love doing.

Sometimes we are so used to our surrounding that we are not able to appreciate its beauty. We both practise nature photography  “in our own garderns”, that is to say we support a way of photographing close to where we live. The spectacularization of nature is becoming a phenomenon that pushes many photographers to look far beyond their own horizons, ending up always in the same places, following the trend of the moment and sometimes even abusing nature. As an expert of preservation, would you say that a certain kind of photographing, more or less invasive, might be harmful to nature or might interfere with it?

It is so easy to overlook what is, literally, “under our noses” but, in fact, I believe some of the best photographs are taken close to home because we are relaxed and working in places we know well. I work in my office with a camera and macro flash on my desk…when Lois calls from the garden I know I must go out. For three decades I have been preaching the same mantra  – I believe that there are so many stories still to be told close to home.

When I was a child of 5 my grandmother gave me some old encyclopedias  – there  I saw pictures of swallowtail butterflies and learned of birds such as golden orioles, bee eaters and hoopoes. I never dreamed that one day I would have them around me in Italy – that is paradise for me. We have 1 ha of garden which is mostly wild – I cut paths so that I can get through it. In spring at least 6 pairs of nightingales nest and sing day and night. No pesticides, insecticides or herbicides have ever been used and so it is my open-air laboratory. I would prefer it if the soil was more calcareous so that orchids grew there, but there are good places just 15 minutes away. In fact, our home is a living university where I have learned much more than I ever thought possible about the way things work together – I love the small stories and connections that there are between the inhabitants.

Initially, when we began the renovation, I was worried that we might interfere with the animals and birds that had taken over this old house. We left holes in the walls and kept disturbance to a minimum.  I leave the foxes, porcupine, badgers and other animals to themselves – I feel it a privilege that they are there. I do nothing to habituate them for we have had problems in the past with hunters and it is important that widl creatures do not trust humans.

We are extremely fortunate, Leo, in living in some wonderful but most  people live near a piece of ground – even in a city – where nature has taken over over: gardens,  parks, old deserted railway lines… If you visit the same place regularly you notice the changes and those can make great images. They are also places to improve your photographic skills and you will learn a lot as you try to find out about the insects you see or the behaviour of the birds.

There is another side to nature that we must not forget. Contact with nature is good for us – a natural therapy with no need for magical rubbish like homeopathy, and all sorts of other expensive therapies .

In times of great problems, an escape into nature has kept me sane because being immersed in nature makes you feel insignificant: you do not matter and life just goes on. Many people are so narcissistic, so obsessed with themselves that they could not get comfort from that. I feel sorry for them. I am not religious in any conventional sense – nature is my religion, ancient woodlands form the columns of my temples and high mountains are the cathedrals. When I walk in the Dolomites or high in the Apennines on ground dotted with tiny flowers I experience a kind of religious ecstasy…

You can tell that I am an Evangelist for photographing close to home and have published many articles on the subject – in fact, I’m working on something to show how iPhones and iPads can produce incredible images for anyone if they have the “eye”. The impact of photographers on nature is something that worries me more and more as this kind of photography becomes more popular. Through digital technology it is more accessible to all. I never stop trying to convince people that the subject and its welfare is much more important than any image. Too many photographers do not care about this as long as they get the image.

You have recently been engaged as a jury member in the last edition of the international competition Wild Life Photo of the Year, and we have all appreciated its beautiful result. One of the main torments for competitors it is how can jury members choose among thousands of photos and select the best ones. What criteria did you adopt?

In retrospect, the whole experience of working with other judges at the Wildlife Photographer of the Year competition has been incredibly positive. Some of the judges I knew before – Sandra Bartocha, Kathy Moran of National Geographic and Dr Alex Mustard because we have spoken at wild photos in London together and I have great respect and liking for them.

For me the judging was a learning experience because other people have different visions and I gained much from them. I like to keep an open mind and I try and overcome my own prejudices.

We spent a lot of time together as judges looking at images and discussing them and this was the closest I have come to a civilised, democratic decision-making experience in many years. In Italy, if you go to a meeting then everybody talks together at the same time (it is even worse on television) and nobody listens to the views of another. The Wildlife Photographer of the Year judging was different and I find it encouraging to work with adults of high intelligence and such integrity. For all of us, it was a great honour to be a judge and we were always very aware of that and of our responsibilities.

I cannot say that I employ a formal list of criteria – each person’s assessment has to be subjective. After all, my approach to photography is very personal and some things catch my attention and some do not. This sometimes happens immediately and then, at other times, things grow on you and there was room for this, too and for looking again (which we often did). The organisers choose the judges very carefully and they come from a wide range of experiences, expertise and interests.

I felt a great sense of relief when I walked around the exhibition before it had opened – I felt we had done a good job for a set of human beings with all our weaknesses and prejudices! The way the exhibition was set out in London gives you a lot of space to stand back and view the panels for particular categories. Often, I felt that any one of the five or so images on each panel could have been a winner., the standard was so high this time. In the past I have looked at the winners in this competition and many times wondered how or why they were chosen. Choice is always subjective but one thing I feel we did achieve is diversity – perhaps because as judges we had very different vision.

Something I would say to people who enter competitions is that they really must look at what has been awarded before – in the end, the judges look at so many images that are so similar  that they yearn  for something just a bit different: something that catches the eye and makes you think, yes, that is good.

Some categories are very strong and others are not… but the final selections were made up of fantastic images, the kind of stuff that can make you gasp and then wonder if you should give up photography yourself!

I was very surprised by the ‘sameness’ of many images – some things have become cliches because people think that they represent what is wanted. There is a problem for many photographers that so many editors in the photographic press do not have a high degree of visual literacy and really would not recognise a good image if it bit them. Many photographers are deceived by this diet of rubbish that they see in magazines and online and then they copy those images and get nowhere. Many people use the word creative and have no idea what it means…part of my training is as a philosopher of science and this irritates me. So here are some suggestions:

A. Follow your passion for nature and let it shine through your images. That way you will introduce a little bit of magic – patience, observation and study of the subject and habitat will all help. Getting images that win competitions is not easy – we live in a day and age where people expect instant gratification. If you are like that then find something else to do with your life.

B. Modern cameras can do the things I could only dream of when I started being serious back in 1972 and I bought my first SLR. In fact, to get images it was necessary to make equipment – optical benches, high-speed flash and so on. However, now most people can get decent images correctly exposed and in focus. What it means is that the subject now becomes most important – we’re not quite there yet but this is good. It will no longer depend on exotic locations, the same species and the same holidays.

C. Many people think that it is always the same names that appear in the lists of winners of competitions and that is partly true. The fact is that some of those names are fantastic photographers and completely dedicated to what they do. I have had the great pleasure and honour of meeting some of those people on the three occasions I have been a speaker at WildPhotos in London. This time, the results of the Wildlife Photographer of the Year competition are very interesting – the overall winner as a work is a working doctor whose passion has always been for the natural world.

This year there is a very encouraging and strong representation from Europe – particularly Spain and Italy.

There is always a great argument over which is the most important in a photographic competition – aesthetics or relevance to nature. I think the answer is to try and create images with both qualities. That was the balance I was looking for in my choices of image.

The problem is that when it comes to relevance to nature you need expertise of a high-level to know what is unique and what is not. At present, we have to accept that dramatic pictures of iconic species have more winning potential than images of ants, snails and smaller creatures. As somebody who specialises in that small world and of small creatures in landscapes, I try to be an ambassador for such things.

With this year’s jury there was a very high level of expertise – artistic and aesthetic, technical, botanical and zoological with many jurors embracing several of those. I know the organisers try very hard to make sure of this. For example, on several occasions I saw macro images that were just passed over because people did not know what they were looking at or the technical difficulty in getting the image.  I asked for those images to be reconsidered and explained the significance so that a decision could be made on a more informed level. Dr Alex mustered, is one of the best underwater photographers in the world and also a serious marine biologist. He can instantly recognise the signs of something taken in an aquarium… Tim Parkin is a world expert on imagery and he sat in front of a bank of computer screens scrutinising every raw image. He spotted several attempts to fool us.

At the end of the day, judges are human and decisions are subjective. We are all the products of our environment, our education and our genetic heritage. On a philosophical basis I have often argued that there is no such thing as free will or even objectivity.

Let’s keep on talking about competitions: we often see awarded photographs with little ethologic relevance and therefore questionable with reference to ethology, even though they are aesthetically attractive.  I mean that a nice photo highlights itself, while a picture depicting a particular behaviour of a given species, but less aesthetic, may sometimes slip away. What kind of assessment prevails when evaluating, considering also that juries are not always made of experts?

Although I have been a judge in a number of major competitions I am not sure about the value of competitions in general because many photographers think they are the most important aspect of nature photography. Unfortunately, that leads some photographers to do anything to get an image. For example, I am completely against baiting, because that can change the behaviour of animals and puts them in potential danger from hunters and other unscrupulous people. Many people will not agree because that is the easy way to get images and they are not prepared to spend the time acquiring the skills. Baiting with living creatures (chicks, rats and mice) is inexcusable in every case . For me it is obscene to sacrifice the life of one creature in order to get the photograph of another and I am part of a group of photographers who are working to oppose that.

Unfortunately, there is a widlife photography industry of tours and workshops where people pay to  get dramatic images and with some operators baiting and other practices are normal. Some of the organisers advertise their credentials as conservationists but the truth is that they are a menace because they are driven by financial gain alone.

The problem with this industrial approach to nature photography is that people go to the same places, photograph the same phenomena, the same animals, the same landscapes. They get very good images and they put them on Facebook or show them down at the local photographic club and their friends are impressed but they are doing nothing new. We must never forget that a new world, a hidden world, exists very close to home so people who cannot afford these expensive tours are not at a disadvantage.

In the past few years, I have seen many examples of dishonesty in photography and I take an uncompromising attitude towards it. A lot of photgraphers say nothing and pretend there is nothing wrong because they do not want to cause “problems”. I am not made like that and I have been increasingly vocal about maintaining high ethical standards. I will continue to speak out and fortunately, there are others like me both in the UK, in the USA and in Italy. Many people do not realise that others who see their images (experts in a particular field) know when behaviour is not natural.

As I said previously, I have questions about the validity of competitions and belive that they competitions are far too important to many photographers who just want to win. I am glad I am not like that. Yes, I have won major awards but I am not a competition person. For me the only valid competition is against myself and I do not like judging the work of others because photography is something personal: I recognise many other people are the same. I am also aware of my own limitations – I live with them all the time but I’d keep trying to push the boundaries.

Would you tell us something about your next projects?

there is always so much whirling around in my mind and not enough time. First, there will be more e-books based to some extent on the books I have published on macro photography but updated with input from Clay Bolt who is not just a brilliant photographer but a professional designer and very good naturalist. We share duties – I write a lot of the technical stuff because that is my background and also because I see so many mistakes in other books and in magazines when people write about things such as diffraction and have no idea what they are talking about.

I see myself as a facilitator – I try to convey my enthusiasm for nature and to explain and invent techniques in an unambiguous way. I have a very mixed background: I am driven by a love of the natural world but also have a technical and artistic side. I know some photographers like to pretend they invented everything and are very secretive about the techniques they use but I think is very importand that those of us who are experienced must help the next generation.

There are also workshops based here in Italy of anything from two days to a week making use of what is local and also some of the fantastic places that we can get to easily.

I have many ideas for macro photography linking my camera to a CamRanger and microscope, using iPads and so on….

I have also been asked to consider writing kind of autobiographical account of what makes a natural history photographer – I am at that age where nostalgia sets in. My love of the natural world, orchids in particular, has influenced so many of my choices. I have made many mistakes but always try to turn them to advantage. My passion from the age of five was for nature but then I became very interested in mathematics so my teachers pushed me to try the difficult entrance examinations for Oxford University, I succeeded and then studied theoretical physics (and played my guitar a little too much). A few years after graduating, while doing research for my doctorate, I realised that I could not escape that love of nature. Then a family came along and I taught sciences and mathematics, but I often wanted to escape. I suppose the message has to be if you really love the natural world then you do whatever you can to spend as much time as possible immersed it…if you want something badly enough never give up!

Thank you, Paul. Best wishes for your future.

Interview cured by Leonardo Battista

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