Photography is real only if shared…

Scotland, Arisaig

…Christopher Mccandless, il famoso Supertramp di “Into The Wild”, diceva “La felicitá é reale solo se condivisa”. Per certi versi si potrebbe dire la stessa cosa di una Fotografia.

Sono sempre stato un fautore della condivisione e ne sono tuttora convinto, ma il tempo e l’esperienza mi hanno aiutato a capire quanto sia importante contestualizzare i propri lavori. Ma cosa vuol dire “contestualizzare i propri lavori”? Inanzitutto é bene specificare che oggi, nel percorso ideale di un fotografo, che va dalla previsualizzazione, allo sviluppo dell’idea, la conoscenza del territorio, la tecnica, la sua creativitá, il suo gusto artistico sul campo (e in post produzione), sino ad arrivare al compimento di una fotografia o un portfolio, vi é un ultimo ed importantissimo passaggio, la condivisione. In questo caso sará necessario collocare il proprio lavoro nel contesto piú adeguato. Perché dico questo? Oggi, la Fotografia sta subendo un’importante e veloce evoluzione. L’avvento delle fotocamere digitali in concomitanza con quello dei Social Media hanno portato ad una diffusione massificata della Fotografia. Il tempo medio per osservare un’immagine é drasticamente calato, e l’occhio tende subito a scartare tutto ció che non é tra le “Most Popular”, oppure che ha meno di millemila likes. E’ chiaro che in questo contesto oltre a lavorare su degli stereotipi e sullo scambismo (io cito te, tu citi me, e cosí via), in molti casi verrá privilegiata l’immagine piú immediata, quella che ha degli elementi capaci di “arruffianarsi” l’occhio piú rapidamente. Per fare un parallelo concreto con la musica, se a un giovane di oggi faccio ascoltare un pezzo dei One Direction e poi uno dei King Crimson (ma si potrebbero fare anche esempi piú attuali…), nel 90% dei casi dopo circa 5 secondi di ascolto sceglierá il primo. Non é una critica al gusto delle persone (ognuno é libero di sviluppare il proprio), ma la realtá oggettiva del fenomeno della massificazione. Immediatezza, non profonditá.
Esitono poi contesti piú pacati (che non cito per evitare confronti), dove il livello di attenzione é piú alto, non solo perché ci sono delle persone piú o meno predisposte, ma perché la Fotografia si é sempre contemplata, come la Natura stessa ritratta all’interno di essa. In questo luogo ci sará spazio per il dettaglio sulla sabbia, per l’immagine meno appariscente, ma comunque ricca.
Un altro aspetto importante, e sicuramente non ultimo, da combinare tra le altre possibili vie di convidisione, é scegliere degli autori di cui si nutre stima, per poi mostrare loro i lavori piú personali. Sicuramente, non sará una mossa commerciale, ma puó aiutare moltissimo nella crescita personale, purché colui che abbiamo di fronte non ci plagi e noi non ci facciamo plagiare.
Sembra tutto molto complicato, ma in realtá non lo é. L’esperienza aiuta a comprendere certi aspetti che non possono essere chiari da subito, ma oggi so che un tramonto infuocato, un paesaggio ricco di bagliori, una lisciata di “glow/Orton”, et similia, hanno la loro collocazione “naturale” in “X” contesto. Le immagini invece piú “personali”, le mostreró a piccoli bocconi, dove riterró piú opportuno.
Tuttavia nonostante abbia esordito definendomi come un fautore della condivisione, ammetto che pur venendo da un periodo molto prolifico dal punto di vista fotografico, ho deciso di prendermi un periodo di pausa, per realizzare quanto mi abbiano arricchito le ultime esperienze. Anche questo serve.
Concludo, ribadendo quanto la condivisione sia un aspetto meraviglioso della Fotografia, ma se non volete rimanere delusi o persino frustrati, scegliete il contesto piú adatto alla vostra Fotografia. Perché é anche grazie a questo che si puó crescere, migliorare e liberarsi dalla prigionia di un ambiente che non ci appartiene e pertanto rischia di spersonalizzarci.

Fortunato Gatto

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5 comments on “Photography is real only if shared…”

  • Nino Dattola

    Leggo con sempre con piacere le tue considerazioni sulla fotografia contemporanea perchè le reputo si frutto di una filosofia personale, ma con evidenti influenze in positivo ed in negativo legate al fenomeno social. Quasi ogni giorno capita di vedere il grafico che si appassiona di fotografia. Emulando l’american style si prostituiscono letteralmente in lavori e location già visti ma con delle luci che io probabilmente non vedrò mai ????. Per quanto mi riguarda non c’è niente di più sbagliato in campo fotografico. Come posso io avere un idea, che poi si trasforma in foto o immagine, uguale a centinaia di altri fotografi? Ciò è accettabile all’inizio, muovendo i primi passi, ma meno quando si tratta di fotografi che vorrebbero insegnare. La propria visione delle cose non sempre paga e non sempre riceve like facili, ma certe preferenze “pesano” molto più di altre! Il macellaio sotto casa, il meccanico che ci aggiusta la macchina o altre centinaia di persone che di Fotografia se ne intendono poco fanno numero e nutrono l’ego di chi vuole solo affermarsi come “quello che fa i workshop” o quello che arriva puntualmente a 99,9. Nei miei ricordi più belli invece non ci sono i 5k o 10k view ad uno scatto, ma i complimenti o le critiche degli artisti che stimo di più. Continua a pubblicare sul tuo sito o sui social i tuoi lavori Fortunato perché sono l’assoluto riferimento e rappresentazione di visione personale. ????

    • Fortunato Gatto (author)

      Ciao Nino. Grazie come sempre per la tua partecipazione.
      Quello che dici é innegabile. Dobbiamo peró tenere presente che oggi la Fotografia é un mercato fluorente, in piena evoluzione, ma soprattutto anarchico, ovvero, privo di riferimenti. In un ambiente simile potrai ben capire che un potenziale pescivendolo (con assoluto rispetto per la categoria, soprattutto se paragonati a certi “personaggi”), potrebbe divenire un potenziale artista/fenomeno. Ovviamente con i social media é possibile interfacciarsi ad una parte del mondo, da una tastiera, inventandosi di tutto, tanto l’ignorante (da Treccani: “Che non conosce una determinata materia, che è in tutto o in parte digiuno di un determinato complesso di nozioni”) di turno lo si trova sempre.
      Mi chiedo peró, se non riteniamo Facebook un contesto adatto a noi, perché ci dedichiamo tutto questo tempo? Perché non denunciamo gli aspetti di cui discutiamo in questo topic? Perché nonostante una bella fetta di persone si sia rotte le p@lle non ne parla? Perché bisogna accettare che chiunque si svegli al mattino possa stravolgere ció che é la Fotografia “tanto é arte”, “l’importante é il risultato”, “se non passi 6h a post produrre la tua foto sei un coglion@”, “andarsi a cercare la luce é anacronistico”. Tutto ció pronunciato da chi poi? Dal nuovo fenomeno di turno, figlio e schiavo dei likes. Noi possiamo fare molto, ma é necessario che tutti remiamo nella stessa direzione.

  • Roberto

    Leggere queste righe fa crescere “bene” chi vuole fotografare. Sono d’accordo con il concetto che la condivisione sia una parte molto importante della fotografia e che come tale vada gestita.
    Molto bella la sottilineatura, che sottoscrivo, dell’aspetto della contemplazione della fotografia, che genera rispetto e meraviglia per il lavoro del fotografo e per quanto vi è rappresentato.
    Penso che “perdere” uno scatto perché in contemplazione di un momento che la natura ti fa vivere sia un arrichimento unico.
    Grazie per il pensiero esposto e per lo scatto che lo accompagna.
    Roberto

  • Luigi Tanganelli

    Un bellissimo articolo che fa chiarezza in un momento dove tanti, nascondendosi sotto il giudizio della soggettività, portano avanti solo interessi personali che nulla hanno a che fare con l’arte e con la fotografia!
    Un ringraziamento personale a tutto il gruppo dei Dreamer ed in particolare a Fortunato che ci aiutate con le vostre immagini e i vostri commenti a cercare una strada corretta e un percorso autentico.
    Come non condividere queste riflessioni!!
    Avere la possibilità di seguirvi vi assicuro è una grande ricchezza!!
    Con stima
    Luigi

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