Luce “dura” e attrezzatura “molle” – di Andrea Pozzi

Andrea Pozzi - Misty craigs

Qui mi trovavo al cospetto di una delle montagne più affascinanti del Sud America, oserei dire del mondo, il Fitz Roy!
Quest’immagine ritrae una parte della catena montuosa omonima, situata nella Patagonia Argentina a poca distanza dal centro abitato di El Chaltén.
Si tratta di un luogo molto frequentato da escursionisti durante la stagione estiva, nella stagione opposta si incontrano invece pochissimi viaggiatori.
Il sentiero per raggiungere la Laguna Capri, ossia il punto da cui ho scattato questa foto con teleobiettivo, non era difficoltoso; trovai solamente qualche placca di ghiaccio ma nulla di più. In meno di 3 ore raggiunsi il lago (nella fattispecie ghiacciato) da dove era possibile ammirare il Fitz Roy in tutta la sua bellezza ed imponenza. Il sole in quel momento era alto, la condizione meteorologica in queste zone è imprevedibile e la montagna è spesso avvolta dalle nuvole.
Il nome Chaltén deriva dalla parola in lingua ahoniken che significa appunto “la montagna che fuma” (a causa delle frequenti nuvole che si addensano sulla sua sommità).
L’orario per scattare era sulla carta proibitivo, dopo qualche foto ricordo vidi dei fasci di luce penetrare tra due dirupi di roccia spaventosi, essi rendevano il tutto etereo e facevano apparire la montagna più lontana addirittura “semitrasparente”, leggera, assomigliava quasi ad un fantasma!
La neve da poco caduta a fatica riusciva a rimanere aggrappata alla pietra liscia ed inospitale, ma andava a conferire al paesaggio un aspetto ancor più estremo.
Le sagome seghettate mi permisero di trovare un’inquadratura al mio occhio gratificante.
Una foto della quale vado orgoglioso, scattata con un teleobiettivo di fascia bassa e sicuramente non di grande qualità, il Canon 75-300 f/4-5.6 accoppiato con la vecchia Canon 30D, che fu anche la mia prima fotocamera reflex.

Ho come l’impressione che 7-8 anni fa la fotografia fosse più per i veri appassionati. Oggigiorno tutti o quasi possiedono una reflex di fascia top, o comunque full frame, con obiettivi da migliaia di euro.
Guardando questa foto senza grandi pretese rivivo i grandi momenti trascorsi anni fa ai confini del mondo. Ricordo i miei limiti tecnici, i limiti dell’attrezzatura, comunque più che sufficiente per rendermi ancor più partecipe della Natura. Ricordo tutto con un sorriso, perché ogni singolo scatto, bello, brutto, facile o difficile, fa parte del nostro percorso nell’arte della fotografia.
A volte ci si reca in posti famosi e si porta a casa una classica “bella foto” come potrebbe essere nello stereotipo comune quella del Fitz Roy al tramonto. In questo caso ho invece realizzato una foto in pieno giorno, con una luce del tutto particolare che è andata a valorizzare una parte della catena montuosa altrimenti snobbata ma altrettanto affascinante.
Ai tempi ero più viaggiatore che fotografo, vorrò sicuramente fare ritorno in Patagonia per rimettermi alla prova e per rilanciare la sfida a Fitz Roy e Cerro Torre, due monti semplicemente straordinari!

Location: Catena del Fitz Roy, Patagonia Argentina
Dati di scatto: DSLR, 75-300 @ 170mm, 1/500, f/11, ISO 250, mano libera

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4 comments on “Luce “dura” e attrezzatura “molle” – di Andrea Pozzi”

  • lorenzo bruscaggin

    Bell’articolo Andrea, molte volte le migliori foto nascono dal cuore, proprio come questa. Ciao

    • Andrea Pozzi

      Grazie per il messaggio Lorenzo, concordo con te!
      A presto,

      André

  • Valerio Tarone

    Andrea, non ci vedo luci dure..

    • Andrea Pozzi

      Ciao Valerio,
      sicuramente le nubi che avvolgevano la catena montuosa andavano a filtrare i raggi solari aiutandomi nella realizzazione di un’immagine d’atmosfera in pieno giorno. La luce del momento era più che dura, oserei dire abbagliante. Quello che volevo esprimere con questo post era il seguente concetto: anche in condizioni proibitive e con luce “dura” è possibile realizzare immagini suggestive, certo aiutati dalle condizioni meteorologiche! Avessi avuto di fronte a me un cielo azzurro intatto, la foto non avrebbe avuto molto fascino, rappresentando una mera documentazione di un luogo.
      Un saluto,

      Andrea

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