Rogna Sarcoptica – di Samuel Pradetto

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Siamo in cammino già da qualche minuto, il ritmo è buono, a est inizia ad albeggiare. Non vedo l’ora di raggiungere le prime praterie alpine. È da poco che abbiamo scoperto questo luogo e come per ogni posto nuovo, ci sono sempre molte aspettative. Lì, una settimana prima abbiamo visto decine e decine di camosci alpini, alcuni esemplari erano particolarmente confidenti. Peccato che siamo ai primi di febbraio e la stagione dei camosci è praticamente finita. A breve il manto invernale lascerà spazio a quello primaverile e l’ambiente circostante verrà mitigato dai primi tepori. Mentre continuo a fantasticare, mi accorgo di essere arrivato. Perfetto, ne vediamo molti, studiamo la situazione e poco dopo siamo operativi. Quanto mi divertii quel giorno, trascorsi un’intera mattinata con questi ungulati: la bellezza della vita. Durante i giorni successivi, riguardando le immagini scattate, notai che molti di loro avevano strane macchie sui musetti. Mi giunse voce che in quella zona Dolomitica era arrivata la rogna sarcoptica. Questa parassitosi colpisce il camoscio ed è causa di una forte decimazione della popolazione. L’acaro penetra nell’epidermide e si nutre dei fluidi organici dell’animale causando infezioni che a loro volta comportano l’origine di un forte prurito. Fregandosi nel tentativo di lenire il prurito, aumentano le lesioni che formano spesse incrostazioni. Una tipicità della malattia, è la formazione di chiazze prive di pelo nelle aree colpite. Al progredire dell’infezione, si assiste ad un continuo dimagrimento dell’animale fino all’esito finale: la sua morte. Questa malattia può essere intesa anche come un processo di regolazione naturale di zone densamente popolate. La rogna sarcoptica arriva all’improvviso, annienta la popolazione di camosci e se ne va lasciandosi alle spalle un’infinità di individui senza vita. Poi ripassa, ripassa ancora, i piccoli nati da madri colpite dalla rogna ne sono immuni e starà a loro l’onere di rimettere in piedi e dare un futuro al Camoscio alpino. Per molti anni a seguire ci sono tornato e al posto di decine di camosci, c’era il silenzio: io, la fotocamera, e il vento. Ora, passati otto anni, la popolazione ricomincia a frasi notare, l’ambiente riprende vita, io ricomincio a sognare. Questo magnifico animale che trova i suoi spazi al di sopra della vegetazione arborea, è pronto a riprendersi i suoi territori, a domare le pareti rocciose, a conquistare le alte vette. Siamo ora nel periodo degli amori, i maschi, a suon di corse gareggiano tra di loro per conquistare il diritto di accoppiarsi tramandando il proprio gene. In quest’immagine vedo la potenza di un animale, così forte e al contempo così fragile, mentre fugge da tutto andando verso la vita. Corri mio piccolo re, corri ove la vita ti aspetta, riconquista il tuo regno: il mio cuore batte forte.

Location: Cadore Dolomiti Italy
Dati di Scatto: DSLR, 300mm f/2.8L IS USM + 1.4x, 1/640, f/4.5, ISO 400

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