Gabriele Bano e Paolo da Pozzo – Carnia, Scrigno di Emozioni

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LIBRO – CARNIA, SCRIGNO DI EMOZIONI di Gabriele Bano e Paolo da Pozzo.

INTRO: In un momento davvero difficile per l’editoria Italiana in generale, abbiamo scoperto questo volume interamente dedicato alla Carnia, grazie al sacrificio di due talentuosi fotografi. Siamo pronti ad inoltrarci per qualche istante nel magico mondo Carnico, accompagnati dalle favolose immagini dei fotografi Gabriele Bano e Paolo da Pozzo. Come si può leggere dalle parole di Lino Not, “ La Carnia vanta un enorme patrimonio naturalistico, capace di offrire un’infinità di suggestioni non solo a chi si spinge in quota affrontando la salita su sentieri poco battuti, ma anche a chi si allontana di poco dalle principali direttrici verso le strade secondarie che collegano le frazioni e i borghi. Al calore dei colori autunnali che tingono i boschi montani, si sussegue il candore invernale delle vallate coperte di neve, che pian piano lascia posto al lento risvegliarsi della natura che germoglia tra fioriture variopinte: ma è nelle fresche mattinate estive che la natura appare in tutto il suo verde rigoglio, quando il bosco mostra tutta la sua grandezza e sembra voler strappare all’uomo le terre un tempo falciate e disboscate, in un’eterna contesa che non sembra avere vincitori.” I due fotografi hanno dato alla luce un libro davvero interessante, fatto d’emozioni.

Ciao Gabriele per te e Paolo questo è il primo libro unicamente vostro , fatto e creato assieme all’editore Daniele Marson. Ci potresti descrivere le difficoltà incontrate nella realizzazione di questo libro?

Ciao Samuel, ed un saluto agli amici del team Dreamerlandscape, e grazie per l’opportunità di far conoscere il nostro ultimo progetto fotografico.
Sì caro Samuel, questo è il primo libro a “quattro occhi”, dopo varie pubblicazioni con i fotografi dell’AFNI FVG e dopo “Carnia, confine tra cielo e terra”, edito nel 2010 con Selekta assieme all’amico Luciano Gaudenzio.
Le difficoltà maggiori che abbiamo incontrato sono state prima psicologiche, dettate dal fatto che dopo lo strepitoso successo di “Carnia, confine tra cielo e terra” le aspettative erano altissime, e poi pratiche nel senso di voler descrivere la nostra terra, la Carnia, con immagini nuove e diverse. L’aspetto positivo è stato che queste difficoltà ci hanno dato una carica ancora maggiore, se possibile, facendoci studiare ogni nuova uscita, ogni potenziale nuova immagine con meticolosità e passione.
Riguardando le mie foto ho notato che molte sono state scattate con medio-tele o con obiettivi macro, proprio perché, già da subito ho inconsciamente ristretto il campo visivo per “entrare” più nel profondo della mia terra (Gabriele).

Tu sei una persona davvero speciale e questo traguardo amplifica ancor di più le tue capacità, esaltandone le doti. Ti senti trasportare dalle emozioni mentre lo sfogli?
Caro Samuel le tue parole da amico mi gratificano, grazie.

Ti rispondo, dicendoti che se non mi emozionassi mentre sfoglio un mio libro certamente avrei già smesso di fotografare: tu mi conosci e lo sai, io fotografo solo perché riesco ancora ad emozionarmi ed a vivere questa passione che mi gratifica; mi emoziono quando sfoglio i libri di altri fotografi, figurati mentre sfoglio dei libri tutti miei …………. e ripenso a quando ho iniziato a fotografare e, sfogliando la rivista Oasis, sognavo che qualche mia fotografia potesse essere pubblicata.
Forse dico una cosa scontata, ma io di ogni fotografia scattata potrei raccontarne la storia, l’emozione provata in quel momento in cui decidi di “bloccare l’attimo e renderlo eterno” (cit. dell’amico Milko Marchetti).

Ciao Paolo, il tuo stile fotografico è più paesaggistico, di larghe vedute. Il messaggio che invii all’osservatore porta con se spazi aperti, natura incontaminata. Era questo il tuo scopo?

Effettivamente prediligo il paesaggio tradizionale ripreso tuttavia con luci e situazioni inusuali. Amo le camminate in solitaria, in orari indecenti, il tutto per raggiungere un luogo, conosciuto o da scoprire, che mi consenta di concentrami nella preparazione per uno scatto che riesca a cogliere quell’attimo che spesso è così fugace da riuscire sempre a stupirmi.
Tutto il sudore, la fatica, la preparazione sono destinati a quei pochi secondi che danno quella luce e situazione magica che non finisce mai di emozionarmi.
Ritengo, inoltre, che la terra in cui vivo abbia ancora degli spazi poco conosciuti, di reale wilderness. Spessissimo mi sono trovato a percorrere sentieri in totale solitudine per raggiungere luoghi affascinanti e così belli che poi, a posteriori, fatti vedere riescono a meravigliare anche coloro che vivono già da tempo in Carnia.

Per realizzare queste immagini avrete sicuramente esplorato e attraversato moltissimi posti della vostra terra. Questo progetto ti ha aiutato a conoscere meglio il tuo ambiente, e ti ha migliorato fotograficamente. Descrivici il luogo che ti ha affascinato di più.

Come dicevamo all’inizio, una delle difficoltà è stata proprio quella di ricercare posti nuovi da fotografare o comunque con diverse condizioni rispetto al primo libro; questo ci ha fatto scoprire nuovi luoghi e ci ha fatto apprezzare posti già conosciuti, ritraendoli però in periodi diversi o in condizioni particolari.
Sfogliando il volume dobbiamo dire che ci sembra di intravedere uno stile maggiormente personale, un modo di scattare più intimo e più “nostro”, e ciò crediamo sia dettato da una naturale maturazione dei gusti e della propria personalità. Ci chiedi qual’è il luogo che ci ha affascinato di più ……………….., è una domanda a cui non possiamo rispondere perché la risposta è “la Carnia”, ma possiamo dirti che ciò che ci ha affascinato maggiormente è stato riscoprirla con occhi e con sensibilità diversi, entrare nell’intimità di certi luoghi e cercare di descrivere le emozioni e le sensazioni con un singolo scatto, questa è stata l’avventura più bella ed intrigante.
Il progetto che abbiamo portato avanti è frutto di moltissime uscite “sul campo” e sicuramente ha migliorato la nostra conoscenza del territorio, anche se riteniamo ci siano luoghi e situazioni ancora da esplorare. Una delle uscite che mi è rimsta più nella memoria, forse per la sua reale difficoltà, è stata l’escursione di canyoning nella parte alta della Forra del Lumiei, con muta, casco ed imbrago e l’attrezzatura al sicuro in barilotti a tenuta stagna: in certi punti si passava a fatica e non si riusciva nemmeno ad intravvedere il cielo, ed in altri si scoprivano ai miei occhi aperture con l’acqua che scendeva dalla pareti di roccia colorate di mille sfumature (Paolo).

Ancora tu Paolo ci vorresti descrivere in poche parole cosa a significato per te produrre un libro sulla tua terra?

Posso definirlo un omaggio alla mia terra alla quale sono molto legato da sempre. Ma soprattutto un messaggio a tutti ed in particolare ai più giovani ed alle future generazioni affinchè sappiano preservare questi luoghi così belli ed unici

Caro Gabriele, tu sei un grande collezionista di libri fotografici, un amante dell’immagine oggettiva. Avere tra le mani un volume tutto tuo e posizionarlo vicino ai libri che hai in libreria è sicuramente motivo di orgoglio. Dove lo posizionerai, vicino a che autore?

Non si dovrebbe dire ma …… grazie della domanda; io vado controcorrente perché nell’era del web continuo, e forse ancor più di prima, ad acquistare libri e riviste di fotografia perché credo che sfogliare un libro e soffermarsi su una fotografia per quanto tempo si vuole, e ritornarci dopo giorni, mesi od anni senza il pericolo che scompaia nello sconfinato universo virtuale, sia fondamentale per la propria crescita culturale.; d’altronde fotograficamente sono nato con Oasis prima, memorabili le sue monografie, e poi “a pane e John Shaw” che continuo a sfogliare come il primo giorno.
Su dove posizionare i miei libri, mi piacerebbe che me lo dicessero gli altri; se proprio devo fare qualche nome, senza che ciò voglia apparire mancanza di modestia, direi vicino alla collana di Daniele Marson sulle Dolomiti (……. un volume lo conosci bene) e vicino a dei fotografi che io ammiro molto come Hugo Wasserman e George Kantioler e, ma qui ho un po’ paura a dirlo, Vincent Munier e Stefano Unterthiner.

Come mai avete scelto come titolo, “SCRIGNO DI EMOZIONI”?

Dobbiamo dire che il titolo è nato quasi spontaneo, si è materializzato quando abbiamo visto i primi impaginati propostici da Daniele Marson e ci siamo resi conto che trepidavano dalla curiosità di scoprire cosa si sarebbe svelato ai nostri occhi nelle pagine successive; la voglia di sfogliare le pagine una ad una, sentendo palpabile il battito del cuore nell’attesa di scoprire quale altra immagine si sarebbe materializzata ai nostri occhi, ci ha fatto pensare ad uno scrigno che apri lentamente sapendo che all’interno ci sarà un tesoro: il tesoro che noi abbiamo voluto regalare ai lettori sono le emozioni, le sensazioni, le gioie trasformate in materia dai pixel della macchina fotografica e dell’inchiostro della stampante, con l’auspicio e l’augurio che le nostre immagini, viste con gli occhi giusti, si trasformino nuovamente in emozioni, sensazioni e gioie.
A questo riguardo ci siano confrontati più volte e la parola che si ripeteva era appunto “emozione”, quella che noi provavamo quando eravamo immersi in questi luoghi e che volevamo condividere con gli altri; con la parola “scrigno” invece volevano dare il senso di un piccolo contenitore di cose importanti e preziose da tenere e portare con se nel cuore.

Gabriele noto che i testi portano la tua firma. Potresti scrivere qui la frase più significativa per te?

Sì, abbiamo voluto che questo libro fosse il più possibile “nostro”, e devo dire che abbiamo trovato in Daniele Marson un editore molto sensibile e disponibile a venire incontro alle nostre richieste ed esigenze: è stato un vero lavoro di squadra che ci rende molto orgogliosi. Per rispondere alla tua domanda devo chiederti di poter riportare due frasi, una mia e una del maestro Dante Spinotti che ci ha onorato della sua prefazione.
La prima è proprio di Spinotti il quale, da riconosciuto maestro della fotografia, dopo avere elogiato la fotografia come oggetto fisico (quindi stampata) scrive: “una fotografia vive delle sue sole qualità, della comunicazione, dell’emozione che riesce a trasmettere a chi la guarda”; ecco in questa frase è racchiuso il mio pensiero della fotografia, il motivo che mi spinge a condividere questa mia passione, comunicare qualcosa, meglio se emozioni.
La seconda è contenuta nella mia pagina dell’autore, è l’aspetto più intimo della mia passione, l’essenza della costante ricerca del bello in ogni aspetto della natura perché io “ho sempre pensato che le passioni vadano coltivate per fare in modo che i sogni si avverino”, ed io con questo libro ho fatto in modo che un’altro sogno si avverasse, con il pensiero al prossimo perché un uomo senza sogni è un uomo senza futuro.

Vi ringrazio per la vostra cortesia e come ultimissima domanda vi chiederei di esprimere un piccolo pensiero che vorreste trasmettere ai nostri lettori.

Grazie a te ed agli amici di Dreamerlandscape, il nostro pensiero è contenuto nell’introduzione del libro: “è l’invito a regalarvi la lentezza, a lasciarvi ancora stupire dalle piccole cose ……………., è l’invito a lasciarsi trascinare dal mistero per scoprire cosa ci sarò dentro lo scrigno”, e ciò in ogni cosa voi facciate, con la consapevolezza che solo la conoscenza porta il rispetto e la fotografia può essere un fondamentale strumento di conoscenza e quindi di salvaguardia. E’ un invito ai lettori di venire a scoprire i nostri luoghi nelle diverse stagioni, cercando di osservare e cogliere la vera essenza di questa Terra, fatta di semplicità ed autenticità.

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Intervista a cura di Samuel Pradetto, membro del Team Dreamerlandscape.

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