Intervista ad Andrea Pozzi

Russia | Siberia, Krasnoyarsk Krai

Intervista a cura di Fortunato Gatto

Andrea Pozzi: Nelle terre selvagge. In viaggio con Andrea Pozzi, “l’avventuriero” per eccellenza.

– Eccoci qua Andre! Ti faccio una richiesta che non ti aspetti. Suggerisci a chi leggerà quest’intervista una colonna sonora che t’ispira e che possa accompagnarlo/a nel “tuo mondo”?

Che bella richiesta, For! Vedo che mi conosci molto bene e sai quanto è importante per me la musica in tutto quello che faccio. La scelta è molto difficile ma direi che questa può andare bene:

– Vivi a Bormio da praticamente 30 anni. Un luogo che rispetto allo standard italiano offre degli scorci tutt’altro che urbanizzati, eppure appena ne hai le possibilità scegli di “isolarti” dall’altra parte del mondo. Cosa si cela dietro questa tua filosofia di viaggio?

Credo si tratti di una vera e propria filosofia di vita, che rappresenta comunque il grande viaggio per eccellenza. Vivo a Bormio, nel cuore delle Alpi, e sono cresciuto potendo godere sin dalla giovanissima età del contatto con la Natura. Lunghe passeggiate ed esplorazioni erano all’ordine del giorno, i miei nonni ed i miei genitori mi trasmisero l’amore ed il rispetto per il paesaggio e la Natura. Io amo i miei luoghi. Scavando poi nel profondo scopro che nel mio animo c’è una voglia assolutamente inarrestabile di andare alla ricerca orizzonti sempre nuovi. Le “mie” valli sono meno urbanizzate rispetto agli standard, hai ragione, ma quello che cerco spesso altrove è l’isolamento più totale. Sapere di trovarsi in un luogo dimenticato da tutti, essendo cosciente del fatto che nessuno possa in qualche modo interferire con il tuo contatto più puro con la Natura è sinonimo di gioia. Un’immensa euforia che mi spinge a mettermi sempre di più alla prova, raggiungendo luoghi geografici remoti ed in stagioni spesso non agevoli. Finché la salute me lo permetterà non cesserò di vagabondare per il mondo in cerca delle “forgottenlands” (ossia terre dimenticate), che stanno solo aspettando il mio sopraggiungere per colmarmi di emozioni.
Parafrasando Primo Levi: “Il mare non fa mai doni se non duri colpi e qualche volta un’occasione di sentirsi forti, ora io non so molto del mare ma so che qui è così e quanto importi nella vita non già di essere forti ma di sentirsi forti, di essersi misurati almeno una volta, di essersi trovati almeno una volta nella condizione umana più antica, soli davanti alla pietra cieca e sorda senza altri aiuti che le proprie mani e la propria testa”.

– Viaggiare nei luoghi più remoti e selvaggi del Pianeta Terra, significa anche avere una certa preparazione logistica, fisica e anche mentale. Tuttavia, trovandosi appunto nella “Wilderness”, qualche imprevisto può sempre accadere. A tal proposito ricordi qualche episodio particolare?

Queste avventure, che per qualcuno potrebbero assomigliare a degli atti di masochismo, mi mettono decisamente alla prova. Questo è uno degli obiettivi, dopotutto. Infrangere improvvisamente la routine privandosi di qualunque comfort mi fa sentire finalmente umano e non più schiavo. Al giorno d’oggi la società ci sta avvelenando, siamo tutti quanti succubi della tecnologia e non riusciamo a fermarci un attimo a riflettere, per capire che un doveroso passo indietro ci permetterebbe di assaporare ogni momento con più calma e gusto.
La preparazione logistica a volte è assente, per via delle zone completamente sconosciute che vado ad esplorare. Per questo motivo le mia grande esperienza di escursioni in montagna mi da una mano in tal senso. Conoscere il potenziale manifestarsi di un luogo è alla base di ogni avventura. La preparazione fisica è certamente indispensabile ma credo vivamente che quella mentale sia quella che possa aiutare di più in assoluto. Un corpo stanco può posarsi e rigenerare la sua energia. La mente è invece più difficile da controllare, senza sangue freddo e testa sulle spalle certe missioni non sarebbero fattibili.
Mi è capitato più volte di avere momenti di crisi, è normale. Timore, paura, sofferenza, stanchezza. L’anno passato trascorsi l’autunno in Siberia, un luogo dove il più piccolo imprevisto ti può costare la vita. Nessun contatto con il mondo esterno, nessuna possibilità di chiamare soccorso in caso di emergenza. Un paesaggio ostile, popolato da orsi, tremendo da affrontare e che sembra pronto a divorarti. Foreste intricate come labirinti e montagne severe e apparentemente invalicabili. Salendo una di queste ricordo un urlo verso il cielo, che mi fu restituito stridulo dalle rocce: uno sfogo che mi servì per darmi la forza di andare avanti. Da lì a qualche giorno sarei stato testimone di un qualcosa di unico e mai narrato…questa è la fonte di energia che mi fa assaporare ogni momento, berrò la vita fino all’ultima goccia.

– La Fotografia é fatta di situazioni, momenti ed esperienze. C’é un’immagine a cui sei particolarmente legato? Una di quelle foto che ha segnato una svolta?

Mi viene in mente immediatamente la foto che scattai nel 2011 nel Parco Nazionale di Yellowstone, nel Wyoming. Avevo già visitato il parco l’anno precedente, durante l’avventura del 2011 non era previsto nella tabella di marcia. Era piena notte e la mia auto sfrecciava verso est, di ritorno dalla costa del Pacifico. Procedevo lungo le infinite strade americane finché non comparve un cartello con l’indicazione di svoltare a destra in direzione Yellowstone. Lo ignorai. Qualche chilometro ancora e di nuovo il cartello. Tirai dritto pensando alla prossima meta ossia il South Dakota. Ancora una manciata di chilometri ed ecco il terzo cartello. A quel punto l’auto curvò quasi come se fosse comandata da una forza misteriosa. Quel gesto mi proiettò in una delle notti più emozionanti e surreali di tutta la mia vita: sulle sponde del “Fiume Flegetonte”, inalando i vapori dei geyser che costellano questo supervulcano, di notte, dimenticato dal mondo…

U.S.A | Wyoming, Yellowstone National Park
U.S.A | Wyoming, Yellowstone National Park

– Siamo in un periodo storico molto particolare. La Fotografia sta spopolando dal punto di vista commerciale. Il risultato sembra sia diventato tutto, a costo di viaggiare in luoghi mirati, oppure di inventarsi qualche tramonto in post produzione. In tutto questo trambusto, c’é ancora spazio per contemplare la Natura? Quanto é importante per te?

Contemplare la Natura è per me essenziale. C’è e ci sarà sempre spazio per contemplarla, indipendentemente dalle dinamiche che si stanno creando negli ultimi anni. Come giustamente sottolinei al giorno d’oggi si vedono troppi fotografi o presunti tali che pur di ottenere un risultato (ma di che risultato parliamo poi?) sono disposti a tutto, tranne che vivere la Natura, rispettarla, rispettare se stessi, l’arte della fotografia e tutti coloro che la amano. Normale trarre ispirazione da qualcuno, normalissimo. Credo però che un minimo di inventiva e originalità siano alla base di qualsiasi processo artistico. Presto o tardi ognuno deve cercare di intraprendere la propria strada, se vuole provare a raccontare la Natura e sé stesso tramite immagini “uniche”.
C’è poi chi non scatta le foto ma le crea con i software. Farei una distinzione tra fotografia e “digital art”. Esistono dei veri e propri maghi in photoshop. Nulla di male, molti di loro però non dovrebbero definirsi fotografi. Alzare una montagna in postproduzione, incollare un’aurora boreale, creare dei colori inesistenti sono cose che non appartengono alla fotografia. Tendo a staccarmi dal web quando mi imbatto in tutto ciò, perché mi rattrista.
In un certo senso tutto questo mi avvicina ancora di più alle “Terre Dimenticate” alle quali sento di appartenere, allontanandomi dal mondo falso ed aberrante che spesso è il web.

– Andrea, quando ti conobbi qualche anno fà rimasi folgorato dal tuo modo di raccontare la Natura e le incredibili esperienza che hai vissuto nonostante la giovane età. Una dote per pochi. Ora a 30 anni sei in procinto di rilasciare il tuo primo libro. Ci vuoi raccontare qualcosa? Quando sarà disponibile?

Ti ringrazio per le belle parole.
Sì, il mio primo libro è quasi pronto. È da anni che sogno di raccontarmi e per me esso rappresenta un grandissimo traguardo ed una soddisfazione che non so spiegare.
Ho sempre parlato poco del mio lavoro siccome preferisco che sia una sorpresa per chi vorrà leggerlo.
“30” sarà disponibile per l’inverno 2016. Finalmente la gente potrà conoscere chi sono tramite i miei scritti che rappresentano, ancor più della fotografia, la mia più grande passione con la quale provo a raccontare la Natura. La narrazione molto personale di alcuni momenti vissuti durante le mie avventure sfocerà in molti spunti di riflessione, nati grazie alla completa interazione con la Natura, i suoi elementi ed i suoi abitanti…

– Nel salutarti, mi piacerebbe racchiudessi in un pensiero quello che sarà il tuo futuro nella fotografia di paesaggio.

Non so rispondere a questa domanda onestamente. Come si è probabilmente capito dalle mie risposte precedenti il mio obiettivo è quello di continuare ad esplorare, a conoscere, a vivere in mezzo alla Natura.
Trovo che la fotografia sia il mezzo perfetto per poter godere dei momenti più emozionanti che essa ci sa riservare. Trovare il giusto connubio tra amore per la Natura e quello per la fotografia è tuttavia assolutamente essenziale. Non mi piace pensare al mio futuro come “fotografo di paesaggio”, bensì come semplice amante del nostro pianeta che cerca con tutti i suoi mezzi di raccontarlo scoprendo nel contempo sé stesso.

Grazie e a prestissimo,

Fortunato

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