Intervista a Vincenzo Mazza

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Intervista a cura di Luca Giustozzi

Vincenzo Mazza: Lo spirito libero della fotografia. Arte e poesia con Vincenzo Mazza, poeta della fotografia naturalistica.

– Salve Vincenzo, inizio con la solita domanda di rito, com’è nata questa tua passione per la fotografia, e ancor meglio per il genere naturalistico?

Ciao Luca! Allora la mia passione per la fotografia è nata nel un po’ di anni fa, precisamente nel 1991, grazie alla reflex di un compagno di classe delle superiori. Nel 2000 ho iniziato ad elaborare le mie diapositive in Photoshop (grazie allo scanner di un amico) e, finalmente, nel 2003 mi sono regalato la mia prima reflex digitale! Natura e paesaggio sono sempre stati fra i miei soggetti preferiti, ma li ho sempre affrontati con un approccio non molto consapevole.Tutto cambiò per me con un’uscita fotografica ad inizio novembre 2009. Un amico, Alessio Graziani, (noto nell’ambiente come “il Guru”) mi fece conoscere l’uso dei filtri ed un approccio, per me, completamente nuovo alla fotografia paesaggistica. Da allora è stato un crescendo di emozioni: dalle prime fotografie abruzzesi ad un meraviglioso viaggio fotografico in Islanda, a seguire poi l’amicizia con Fortunato, il Team Dreamerlandscape, vari progetti fotografici e tante esperienze maturate negli anni. Oggi penso di essere un fotografo sicuramente più maturo di come potevo essere anni fa, forse un po’ meno paesaggista in senso stretto, ma ancora animato da passione e da voglia di scoprire. Spero sarà così ancora a lungo!

– Come ogni fotografo naturalista che si rispetti, avrai dei fotografi da cui hai tratto ispirazione (non citare me, è evidente quello!!), ce ne illustri un paio?

Ma guarda ci sono tantissimi bravi fotografi naturalisti oggi e penso che l’ispirazione venga da così tante fonti che mi risulta difficile indicarti due nomi! Sicuramente apprezzo e guardo sempre con interesse il lavoro dei miei colleghi nel Team (e quindi anche il tuo!!). Ci sono poi tanti altri fotografi eccellenti in Italia e penso che al momento, in questo campo, abbiamo veramente molto da dire.
Un fotografo che ammiro in modo particolare (giusto per farti un nome) è sicuramente Vincent Munier. Per prima cosa ha il mio stesso nome, e questo è già un grosso punto a suo favore! Oltre questo, poi, riesce poi ad essere raffinato e non banale, a volte persino sorprendente. Ha uno stile forte e ben riconoscibile, che continua a percorrere con coerenza da anni senza mai ripetersi.
Nel paesaggio puro, invece, ultimamente guardo molte immagini dell’epoca pre-digitale. Quando la fotografia era tutta luce e composizione, con ben poco da inventarsi, bisognava essere veramente maestri e dotati di grande sensibilità e consapevolezza. Mi capita quasi quotidianamente di scoprire “vecchi” fotografi, anche sconosciuti, attraverso le loro splendide immagini “d’epoca”!
La mia impressione è che ci siamo tutti un po’ impigriti e anche rimbambiti: si è tutti alla ricerca dell’ “effettone” per dimenticarci poi di tutto quello che è stato fatto in fotografia nell’ultimo secolo, tutto quello che ha reso questo mezzo un’arte capace di raccontare ed emozionare.

– Oggi come oggi la fotografia naturalistica, sta attraversando un periodo di transizione , se così si può definire. Qual è la sfida da vincere, affinché questo genere si affermi anche come un genere artistico, visto che sopratutto in Italia, viene visto come un genere di secondo ordine nei grossi circuiti fotografici?

Non so che dirti sinceramente.. Secondo me la fotografia naturalistica (al contrario della paesaggistica) sta vivendo un momento felice in questi ultimissimi anni. Il fatto che il fotografo naturalista ha sempre avuto un approccio più “talebano” nei confronti della post-produzione, (in questo credo che abbia influito anche la volontà generale di partecipare ai concorsi più importanti, i quali costringono a vincoli ben precisi), ha “costretto” chi pratica questo genere alla ricerca della sperimentazione sul campo. La fotografia naturalistica è diventata molto più “artistica”: tante tecniche originali si sono sviluppate grazie all’enorme flessibilità che la fotografia digitale permette sul campo, rispetto alla pellicola ovviamente.
Che in Italia questo sia visto come un genere secondario credo sia un problema prettamente culturale. Come popolo siamo sempre stati più interessati alle cose dell’uomo che alla natura. Anzi quasi sempre, e sin dall’epoca dei romani, l’ambiente naturale è stato visto come un intralcio: qualcosa da dominare e modificare e non certo da salvaguardare, figuriamoci se da raccontare!
Se ci sarà un maggiore interesse nella natura ci sarà quindi, secondo me, anche per la fotografia di essa. Io sono molto scettico a tal proposito, purtroppo!

– Essere fotografo naturalista, necessita di credere in dei valori. Quali sono i tuoi?

Ti rispondo queste frasi che descrivono i nostri valori nel Team e nelle quali mi ritrovo pienamente:
La nostra etica ci impone il rispetto assoluto nei confronti dei territori e delle specie viventi con le quali entriamo in contatto nel nostro percorso di fotografi. La cattura di un momento è sempre un aspetto secondario se confrontato al rispetto e all’amore per la natura.
Le nostre immagini sono sempre frutto di dedizione, creatività e padronanza tecnica sul campo. Esse rappresentano una fedele riproduzione di quanto è stato impresso al momento dello scatto sul sensore della fotocamera, previe tutte le naturali e necessarie ottimizzazioni dell’immagine stessa.

– Qual è l’immagine a cui tieni di più?

Una in particolare? Diamo in genere quelle che ritengo frutto di una fortunata intuizione! Mi viene in mente un’immagine islandese ove un’onda dell’oceano si alza verso la luna.

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– Nelle ultime immagini, oltre che un evoluzione stilistica e tecnica, ho notato dei grandi cambiamenti. Ora le tue immagini mirano di più all’emozione, al trasmettere un qualcosa, piuttosto che nella ricerca di immagini meramente spettacolari. Sarebbe interessante per i lettori, conoscere i motivi di un tale cambiamento.

Ti ringrazio molto per questa cosa che hai scritto, lo ritengo un bel complimento!
Posso dirti che ho cambiato il mio approccio alla fotografia. Cerco ora di stare il più possibile nello stesso luogo, senza pianificare troppo, e mi lascio semplicemente catturare da quello che accade.
Se qualcosa esce bene, altrimenti mi sono comunque goduto un bel posto!
Facendo così da una parte mi diverto di più, mi stresso di meno e dall’altra forse riesco anche fare qualcosa di interessante, ogni tanto. Vedremo nel futuro come andranno le cose!

Grazie Vincenzo per le tue risposte,

Luca

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