Intervista a Samuel Pradetto

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Intervista a cura di Leonardo Battista

Samuel Pradetto: fotografo eclettico e inimitabile.

– Ciao Samuel, ci conosciamo da poco , quel tanto che basta per poter affermare che c’è un’affinità  che ci lega come due vecchi amici da sempre. Magia del web, che tanti intellettualoidi bistrattano come luogo della  confusione e dell’appiattimento culturale.
 Nel nostro breve trascorso mi hai raccontato del tuo amore per la fotografia naturalistica già in  epoca analogica. A detta di molti, Il web e l’evoluzione della tecnologia digitale in questo ambito  sembrano violentare quell’apparente intimità che traspariva nella fotografia di un tempo e sopratutto  della natura. Ritieni che questa evoluzione abbia influenzato anche il  tuo modo di fotografare e  vivere la natura?

Ciao Leonardo, come tutte le cose del mondo ci sono i pro e i contro. Sicuramente l’evoluzione del digitale ha cambiato molte cose ma non la mia fotografia intesa come etica. Il digitale mi ha cambiato molto, mi ha dato la possibilità di crescere e di sviluppare progetti e immagini creative che con l’analogico non avrei potuto fare. Ma il mio approccio fotografico non è cambiato, anzi sono sempre più improntato al rispetto e alla sua tutela. La fortuna di arrivare dall’analogico mi da la possibilità di poter essere più completo e con maggior esperienza di chi fotografa solo da quando è comparso il digitale. Li ti insegnavano prima il rispetto e la conoscenza dei soggetti e poi lo scatto fotografico. Il web è davvero un mondo a se molto pericoloso ma allo stesso tempo creativo e di grande ispirazione, basta solo dargli l’importanza dovuta.

– Quale approccio consiglieresti ai neofiti, che si avvicinano alla fotografia naturalistica?

In questo momento la fotografia In Italia è davvero in espansione ed è normale che ogni fotografo voglia farsi conoscere ed apprezzare. N consiglio che darei sicuramente è di non aver fretta di bruciare le tappe, di lavorare sodo e poi aspettare che i risultati arrivino. Partecipare ad uno o più Workshop con fotografi bravi è fondamentale per allargare i propri orizzonti visivi.

– Hai vinto svariati premi nei più prestigiosi concorsi di fotografia naturalistica  internazionali.
 Un trampolino di lancio che per molti fotografi di calibro internazionale è significato una svolta che  ha unito lavoro e passione. Ti stai avviando anche tu a svoltare in tal senso ma sappiamo bene che  l’Italia in questo particolare momento non è il luogo più adatto per le persone creative che vogliono  svolgere attività di questo genere. Quali difficoltà stai incontrando? 

Il mio tentativo di avvicinarmi ad una professione come il fotografo naturalista è davvero una corsa ad ostacoli. Devi cambiare il tuo stile fotografico, essere duttile e saperti vendere. Sono caratteristiche che fanno la differenza. In altri paesi sicuramente è più facile ma anche in Italia ci sono fotografi che riescono a vivere di fotografia naturalistica. Purtroppo qui da noi sembra che ci sia la corsa al ribasso, ogni fotografo anche principiante pur di vedere le proprie immagini pubblicate su riviste e libri le svende e questo agevola gli editori e va a discapito dei “professionisti”. Io sono del parere che ogni fotografo dovrebbe dare più valore al proprio lavoro.

– Sempre restando sul tema dei concorsi: nel web è palese una certa frenesia, direi morbosa da parte di molti partecipanti. Delusioni e rancori spesso vengono motivati dalla propria esclusione senza badare ai temi che vengono messi in luce. Ritieni che la natura sia la vera protagonista dei concorsi? in poche parole, dall’alto dei tuoi successi cosa rappresentano i concorsi di fotografia naturalistica?

Caro Leonardo qui entriamo in un ambito davvero controverso e complicato. Io sono nato ed ho sviluppato il mio stile per partecipare ai concorsi. Quando iniziai a fotografare non collaborando con agenzie e riviste e nemmeno avendo un sito web l’unico modo per mettersi in gioco erano i concorsi. Li potevi confrontarti con moltissimi fotografi anche Internazionali come lo è tutt’ora, e quando mi arrivavano le lettere per posta saltavo di gioia. Io devo moltissimo ai concorsi perché mi hanno dato la possibilità di farmi conoscere anche a livello Internazionale. A casa ho dei libri di fotografi che stimo moltissimo, e sapere che di recente mi scrivono per farmi i complimenti per i miei risultati è davvero favoloso. Però sono motivo di litigi ed invidie, a volte ci portano lontano dai nostri pensieri, ci offuscano la mente: nessuno di noi è indenne. Cerchiamo di prendere le cose buone e lasciare per strada quelle cattive.

– Puoi raccontarci un aneddoto al quale sei più affezionato?

Un pomeriggio di gennaio di più di dieci anni fa mi trovavo all’interno di un greto di un piccolo ruscello di montagna concentrato a fotografare il nuovo ghiaccio creato durante la notte da temperature attorno ai -20°. L’adrenalina mi rendeva immune al freddo: ad un certo punto alzai lo sguardo vicino al sentiero e vidi tre persone che mi osservavano incredule. All’epoca erano veramente rari i fotografi che percorrevano le montagne con temperature cosi basse, e con calma mi chiesero se stavo bene….. per loro ero pazzo!
Molti anni dopo uno di loro mi fece i complimenti per le mie immagini e mi disse che all’epoca quando mi vide nel ruscello, (ovviamente dalla loro prospettiva non si vedeva la mia attrezzatura fotografica ma solo la parte superiore del mio corpo ) stavano per chiamare il soccorso alpino.

Leonardo Battista

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