Intervista a Salvo Orlando

Etna-show

Intervista a cura di Vincenzo Mazza

Salvo Orlando: un paesaggista che spazia dalle visioni grandiose al dettaglio più intimo; un fotografo dalla grande sensibilità, introverso di carattere ma anche capace, quando è immerso nella natura con la sua fotocamera, di grandiose esplosioni di gioia!
Ciao Salvo, per prima cosa voglio dirti che sono veramente contento di poterti intervistare!
A parte il legame di amicizia che ci lega stimo moltissimo il tuo lavoro. In questi anni. Sei riuscito a raccontare la tua Sicilia in un modo sorprendentemente diverso dall’immagine stereotipata che tutti noi italiani abbiamo della tua regione.
A mio modo di vedere questo è il massimo dei risultati che un fotografo paesaggista può ottenere!

– Passiamo alle domande ora! Per prima cosa vorrei chiederti come hai vissuto il cambiamento epocale nel modo di presentare (e vivere) la fotografia che c’è stato negli ultimi anni. Ti chiedo questo perché so che sei stato uno dei primi paesaggisti italiani dell’era contemporanea, ed hai quindi avuto modo di vivere di prima persona tutto questo.

Quando ho iniziato a fotografare, parliamo dei primissimi anni dell’avvento del digitale, quando ancora il 90% dei fotografi usava la pellicola, la fotografia era un hobby di una piccola cerchia ristretta. Molte cose sono poi cambiate con la scomparsa della pellicola e l’arrivo dei sensori digitali e di internet, il mondo è stato improvvisamente investito da una quantità incalcolabile di immagini, per tutti si era aperta la possibilità di vedere oltre, ma in realtà quelli che vedevano oltre erano veramente pochi. Per me questa è stata una fase abbastanza frustrante della fotografia, dove tutti potevano fotografare tutto, dove qualsiasi location era stata ripresa in tutte le salse e dove tutti ancora oggi fanno a gara per avere il primato della condizione di luce più incredibile, magari tralasciando poesia e composizione. Fortunatamente ho perlomeno l’impressione che negli ultimi anni, la fame di arrivare ad ottenere il paesaggio perfetto, la voglia di emulazione e di spettacolarizzazione guidata dalle mode ha forse finalmente annoiato. L’ambiente è ormai saturo di immagini tutte uguali e stereotipate. Vedo sempre più spesso gente usare Photoshop come mezzo per creare e non per sviluppare, poi ancora fotografi che a forza di emulare trovano le condizioni ideali per fare bella mostra della propria tecnica fotografica, magari copiando spudoratamente da altri autori, e fintanto che giustamente ci si ispiri a bravi talenti mi sta bene, ma quando anche la composizione diventa un insignificante esercizio di geolocalizzazione sul GPS, bhè allora sto realizzando l’ennesimo plagio. Insomma quello che percepisco è che la magia e l’anima della fotografia è ormai perduta, ma ho comunque deciso di continuare per la mia strada, oggi la fotografia che mi soddisfa maggiormente è quella più intima e personale, non devo per forza spettacolarizzare per rendere la magia della natura, credo piuttosto che sia più importante che le emozioni e l’atmosfera dei luoghi siano tangibili alle persone che guardano le mie immagini.

– Ti ho definito sinora come un fotografo paesaggista. Ti senti a tuo agio in questa definizione?

Nel senso più ampio si, oggi il fotografo paesaggista deve essere secondo il mio punto di vista più capace di descrivere i diversi aspetti dell’ambiente che fotografa. Insomma deve rappresentare l’anima del gran landscape ma anche il dettaglio più intimo. Per raccontare un luogo dal punto di vista della natura devi raccontare tutto ciò che la natura può offrirti.

– Una domanda un po’ folle ora! Immaginiamo che domani fossi in grado di fare un viaggio nel tempo con la tua fotocamera, ad esempio durante l’ultima era glaciale oppure in occasione di una colossale eruzione dell’Etna!
Descrivimi dove e quando andresti, il paesaggio che incontreresti e la fotografia che sogneresti di scattare!

Bhè Vincenzo, immagino che un qualsiasi viaggio nel tempo lo farei nel passato, ci sono troppe cose che sono andate perse per colpa dell’uomo. Però una cosa che vorrei vedere certamente è l’Etna di almeno 20000 anni fa, quando ancora doveva avvenire il collasso dell’immensa caldera che permetteva al vulcano di raggiungere probabilmente i 4000 metri di altezza.

– Torniamo alla realtà ora. Un volta mi hai raccontato che molte delle tue fotografie non sono più realizzabili a causa dell’urbanizzazione che ha stravolto il territorio. Questa cosa mi ha lasciato un po’ avvilito e sorpreso. E’ possibile che in così pochi anni l’attività umana sia stata in grado di deteriorare a tal punto il paesaggio? Mi piacerebbe anche mi facessi qualche esempio.

Lo scempio sul territorio a livello paesaggistico è continuato anche negli ultimi anni nonostante una maggiore consapevolezza della problematica. Alcune vecchie immagini che ho scattato, soprattutto delle zone rurali non sono più riproducibili, vecchi casolari distrutti per farci passare sopra delle strade, paesaggi deturpati dall’incessante costruzione di tralicci della rete elettrica e ancora aree marine dove abbiamo avuto l’arroganza di costruire sulle coste. Spesso ahimè si tratta di danni insanabili.

– So che sei molto minimalista nella tua attrezzatura. Mi racconti cosa c’è nel tuo zaino e, nel caso, cosa sogneresti di avere?

La verità è che mi faccio bastare quello che ho, ma non ti nascondo che mi piacerebbe avere dell’altro. Alcune lenti che vorrei comprare sono quelle decentrabili, magari fra non molto. La macchina fotografica invece al momento è una Canon 5D MkII, un po’ superata, ma ad oggi non vedo purtroppo un salto generazionale in casa Canon tale da giustificare la spesa, quindi a meno di non cambiare marchio, cosa non del tutto improbabile, resto con questa.

– Mi vorrei riallacciare ora alla prima domanda che ti ho fatto. Oggi siamo letteralmente “bombardati” da immagini di paesaggio e natura, a volte, sembrerebbe, realizzate o elaborate dall’autore con lo specifico intento di stupire lo spettatore. Cosa ne pensi a proposito ed in particolare, secondo te, è ancora possibile “stupire” nell’ambito della fotografia naturalistica?

Ne accennavo prima, il bombardamento visivo è arrivato al massimo assimilabile umanamente, però si tratta di una visione superficiale della fotografia, se si hanno ancora occhi curiosi da bambino e la giusta sensibilità il mondo è pieno di cose per rimanere “stupiti”.

– Qualunque fotografia è un’interpretazione della realtà e mai potrà essere una replica fedele di essa. Cosa pensi di questa affermazione?

È un’affermazione realistica dal punto di vista prettamente didattico, infatti possiamo affermare che la realtà visiva esiste nelle tre dimensioni, anzi in quattro dimensioni se consideriamo anche la variabile temporale, cosa che la fotografia non è in grado di rappresentare se non in maniera diversamente raffinata. Nello stesso tempo la trasformazione della variabile temporale che viene compressa in un singolo istante e la capacità di vedere più intimamente la natura, ci permette di consegnare i momenti più epici interpretando la natura in maniera contemporaneamente fedele e raffinata.

– Nel ringraziarti caro Salvone (come affettuosamente ti chiamiamo in Dreamerlandscape) vorrei chiederti come vedi il futuro della tua fotografia nei prossimi anni: parlami di progetti, speranze e sogni!

Credo che continuerò a fotografare il mondo finché ne avrò le forze, lo faccio egoisticamente anche per me stesso, ma anche nella speranza che questo bel libro di ricordi fotografici che sto portando avanti possa essere d’ispirazione per qualcuno nel vivere meglio la propria esperienza in natura. Ripongo molte speranze nei futuri progetti del team, ed ho anche un sogno segreto… ma è segreto e non posso dirvelo.

Vincenzo Mazza

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