Fuji Velvia 50 ISO – di Samuel Pradetto

Samuel Pradetto - FUJI VELVIA 50 ISO

Non amo guardarmi alle spalle, preferisco sempre guardare avanti, pensare a dove mettere i miei prossimi passi. Anche nella fotografia è così, non ho mai amato le immagini “vecchie”, quelle che hanno fatto la storia della fotografia, esse mi hanno emozionato nel loro momento, ma tutto deve avere un seguito. L’evoluzione della tecnologia mi affascina, ma non passo intere giornate ad acculturarmi sulle novità in arrivo, e non riesco neppure a stare lontanamente al passo con le mode del momento. Rileggendo quello che ho appena scritto, sorrido: sono proprio strano!
Ho un archivio di diapositive abbastanza ricco, non esageratamente vasto, ma fatto di immagini che hanno dato il via alla mia storia fotografica, mi hanno forgiato. Poi c’è stato l’avvento del digitale, e il conseguente passaggio dalla diapositiva al sensore; sono ormai passati diversi anni da quest’ultimo periodo, e ripensandoci, mi vengono alla mente tutte le problematiche e le fatiche che ho incontrato con la fotografia digitale. Ora ho un vasto archivio digitale e non ricordo l’ultima volta che ho acceso il mio proiettore per riguardare alcuni scatti fatti in pellicola, e questo non va assolutamente bene. All’epoca avevo scansionato alcune delle immagini, le più belle, quelle per me più significative. Ed eccomi mentre viaggio all’interno del mio archivio, soffermarmi davanti a un’immagine di stambecchi scansionata. In un attimo vengo catturato dal passato, ritorno a visionare nitidamente ogni momento ed emozione di quell’indimenticabile giornata. Sono ora immerso nei ricordi, il mio cervello è in piena attività, che nostalgia. Sono nel passato, chiudo gli occhi. Eccomi nella mia stanza, tutto è buio, io sono concentrato al massimo, nessun errore deve intervenire. Tolgo la custodia, infilo la grande bobina di FUJI VELVIA 50 ISO nella bobinatrice, chiudo il tutto, le mie mani tastano l’eventuale errore, ma è tutto al suo posto, nessun errore. Ora posso accendere la luce, sono agitato, riguardo attentamente la bobinatrice: ho chiuso bene, nessuna infiltrazione di luce ha potuto danneggiare la pellicola dei miei futuri 20 rullini, posso rilassarmi. Con calma prendo un grande sacco con all’interno decine e decine di rullini vuoti: inizio a bobinare, conto i giri, eccolo il trentesimo. Taglio con la forbice il pezzo di pellicola del vecchio rullino e lo adatto a quello nuovo con un po’ di scotch, lo inserisco in un contenitore e via con il secondo e poi con il terzo, fino ad arrivare al ventesimo rullino. Quanta soddisfazione! Finito! I miei 20 rullini sono pronti, chiudo il contenitore e li deposito in frigo.
Siamo a metà luglio, con un amico salgo un pendio molto scosceso, andiamo alla ricerca degli stambecchi in Dolomiti. Finalmente si annuvola, due maschi sub adulti combattono sotto di noi, dalla cresta dove ci troviamo pare di avere il mondo sotto i nostri piedi. Una forcella ci separa dalla cima principale, tutto d’un tratto eccoli che arrivano.. un gruppo di madri con i loro piccoli di stambecco si affacciano sugli strapiombi per avviarli alla scuola d’arrampicata. Siamo immobili, questo è il momento più delicato, la grande femmina si ferma di colpo, ci ha visti. Tutto il gruppo ora è immobile, lei ci osserva, poi getta lo sguardo ai due maschi sotto di noi, ci osserva nuovamente, aspetta, valuta…esce sulla cresta, e alle sue spalle intravedo un gruppo fantastico di piccoli che si appresta ad imparare le basi dell’adattamento alla roccia, la pratica permetterà ad ognuno di loro di sopravvivere alle asperità dell’alta quota. Nemmeno uno scatto ancora, tutto deve andare bene. Il gruppo si divide, chi salta, chi corre, chi cerca la propria madre. La mia fotocamera inizia a lavorare, osservo gli scatti ancora a disposizione, ancora 9…scatto, scatto, scatto…parte il riavvolgimento automatico del rullino, il rumore mi sembra assordante, voglio che finisca, non devono scappare. Apro il portellino posteriore, estraggo il rullino e dentro metto quello nuovo. Un piccolo si lamenta, ha paura, è sopra un salto di 80 metri ma la madre lo spinge verso il baratro, tre saltelli perfetti e atterra qualche metro più in basso, su di una piccola cengia per poi risalire velocemente. Ha superato una prova, è pronto per vivere, per passare i prossimi anni su queste montagne fantastiche. Cambio rullino, scatto, scatto, cambio rullino per la terza volta, e alla fine inserisco l’ultimo dei 4: devo essere bravo a gestire le ultime fotografie. Ad un tratto mi si presenta davanti questa scena fantastica: un piccolo sale sulla madre, per poi cadergli cavalcioni. Li mi rendo conto della fortuna che ho, la possibilità di poter gioire della bellezza della natura. Finiscono le immagini e gli stambecchi se ne vanno. Questo è il giorno perfetto!!
Tornando a valle fantastico molto, cammino senza fatica, tengo stretti i miei rullini. Ora inizia l’attesa, infatti dovranno passare alcuni giorni prima di poter visionare le mie diapositive: pensandoci bene, avverto la nostalgia delle “vecchie” immagini.
Questo è Samuel Pradetto!

Location: Cadore Dolomiti, Italy
Dati di scatto: NIKON F5, SIGMA 170/500 , 1/250 F 5,6 ISO 50

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2 comments on “Fuji Velvia 50 ISO – di Samuel Pradetto”

  • Alessandro

    Che dire . . . Un suggestivo racconto di un bravissimo fotografo . . . Le parole lette prendevano forma nella mia mente e mi facevano rivivere emozioni simili (anche se non posso paragonarmi) . Sono le emozioni che vivono le persone più attente alla natura che allo scatto perfetto ! Grazie Samuel per emozionarmi con le immagini e le parole . . .

    • Samuel Pradetto (author)

      Grazie Alessandro per le bellissime parole. Certo che puoi paragonarti perchè tutti noi viviamo di emozioni.

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